Prosecco Doc, il record di bottiglie non conosce crisi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel solco di un contesto economico internazionale ancora segnato da instabilità e pressioni inflazionistiche, che hanno portato, tra gli altri effetti, a un mutamento nelle abitudini di spesa dei consumatori, il Prosecco Doc ha scritto un nuovo capitolo nella sua storia di successo. Secondo i dati ufficiali diffusi dal Consorzio di Tutela con sede a Treviso, la produzione ha infatti infranto ogni precedente record, toccando nel 2025 la cifra totale di 667 milioni di bottiglie commercializzate. Un incremento, per la precisione, dell’1,1% rispetto all’anno precedente, che consolida ulteriormente il primato di questo spumante, il quale, come ribadito dall’ente di riferimento, si attesta saldamente come il vino frizzante italiano più venduto a livello globale. Un traguardo che, osservato nella sua interezza, assume un valore ancor più significativo, considerando le non poche incognite che hanno caratterizzato i mercati, dai rincari energetici alla revisione dei dazi in alcuni Paesi importatori.

I numeri che compongono il mosaico

Scendendo nel dettaglio delle statistiche, si scopre che il valore economico generato da questa mole di prodotto si aggira intorno ai 3,6 miliardi di euro, una cifra dalla quale dipende il sostentamento di un intero distretto produttivo. Di queste bottiglie, ben oltre l’ottantadue per cento ha varcato i confini nazionali, approdando sugli scaffali e nelle carte dei vini di 164 nazioni diverse, a testimonianza di una penetrazione commerciale ormai capillare. La suddivisione interna della produzione vede in testa il Prosecco Doc tradizionale, che da solo sfiora i 607 milioni di bottiglie, affiancato dalla versione Rosé, la cui quota si attesta su poco più di 60 milioni di unità. Quest’ultima, introdotta relativamente di recente nel disciplinare, continua dunque a ritagliarsi uno spazio di mercato in crescita costante, rispondendo a una domanda internazionale sempre più variegata e aperta alle novità.

Un mercato globale dagli andamenti differenziati

L’analisi dei flussi di esportazione, limitatamente ai primi nove mesi dell’anno, restituisce un quadro composito e non uniforme. Alcuni bacini di consumo storici, infatti, hanno mantenuto ritmi di assorbimento molto sostenuti, mentre altri hanno mostrato segnali di contrazione, verosimilmente influenzati dalle politiche economiche locali e dalle fluttuazioni del potere d’acquisto. Questa diversificazione geografica, del resto, costituisce da sempre un punto di forza per il Consorzio, che ha saputo costruire nel tempo una rete commerciale resiliente, capace di ammortizzare gli shock che periodicamente investono singole aree. Non si può, tuttavia, ignorare il quadro più generale del settore vitivinicolo nazionale, nel quale si registra un accumulo di giacenze in cantina, fenomeno che interessa, seppur in misura minore, anche le regioni del Nord-Est, tradizionalmente virtuose nella gestione delle scorte.

Il volano economico di un territorio

Oltre al mero dato produttivo, il successo del Prosecco Doc innesca una serie di effetti moltiplicativi sull’economia del Veneto, trasformando la bottiglia in un vero e proprio motore di sviluppo trasversale. Il brand, ormai riconosciuto in ogni angolo del pianeta, trascina con sé un indotto che va ben oltre l’agricoltura e la trasformazione, alimentando settori come il turismo enogastronomico, la ristorazione di qualità, l’organizzazione di eventi e la distribuzione logistica. È questo “sistema”, fondato sulla cooperazione tra produttori e su una strategia di promozione unitaria, a garantire una forza di penetrazione sul mercato rara per un prodotto agroalimentare italiano, permettendogli di presidiare con continuità gli scaffali internazionali anche in fasi di minore propensione al consumo.

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