Referendum, Caorle e il Sì al 72 per cento: Antelmo parla di «volontà di cambiamento»
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Redazione Interno
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Tra i 44 Comuni della Città Metropolitana di Venezia, è Caorle a rappresentare l’eccezione più vistosa – e forse più raccontata – di una tornata referendaria che, nel resto del Paese, ha assunto i contorni di una sconfitta netta per il fronte del Sì. Lì, sul litorale, il dato parla chiaro: poco sotto il 72 per cento dei votanti ha scelto di sostenere la riforma costituzionale, un exploit che assume un peso specifico ancora maggiore se letto alla luce del quadro regionale, dove cinque capoluoghi su sette hanno invece espresso una chiara opposizione al quesito.
I numeri, del resto, non lasciano spazio ad ambiguità. Su quattordici sezioni distribuite tra il centro storico e le frazioni, il Sì ha incassato 3.805 preferenze, contro le 1.510 raccolte dal No. Un margine così ampio, in un contesto nazionale segnato da una partecipazione altalenante e da un esito sfavorevole per chi auspicava l’approvazione della riforma, ha spinto il primo cittadino, Antelmo, a fornire una sua lettura del fenomeno. «C’è volontà di cambiamento», ha dichiarato, scegliendo di non soffermarsi sulle dinamiche politiche più ampie ma di ancorare il risultato a una percezione locale di discontinuità.
Il rebus delle dimissioni e il paragone di Sisto
Mentre i territori consegnavano i propri verdetti, il dibattito nella capitale si è rapidamente spostato sulle conseguenze immediate per l’esecutivo, con particolare attenzione al dicastero della Giustizia. Il viceministro Francesco Paolo Sisto è intervenuto per spegnere sul nascere le ricostruzioni che parlavano di possibili dimissioni ai vertici del ministero, definendo simili scenari «fantascienza». In una metafora che ha suscitato non poche reazioni, ha paragonato la posizione del ministro Nordio a quella di un allenatore di calcio, cercando così di restituire un’idea di stabilità nella guida.
Sisto ha poi chiarito la natura di alcuni passaggi interni – riferendosi alla scelta di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi – spiegando che il passo indietro dei due esponenti, vista la «polveriera» sollevata su alcune vicende, è stato compiuto per evitare imbarazzi al dicastero. «Le dimissioni sono un atto volontario», ha aggiunto, «e io penso sempre un atto doloroso. Hanno pensato bene di fare un passo indietro, tutto qui». L’intervento, nel tentativo di arginare le voci circolate nei giorni successivi al voto, ha finito per restituire l’immagine di un governo alle prese con le crepe emerse dopo il risultato referendario.
La piazza di Torino e il «laboratorio» del No
A pochi chilometri di distanza, o forse in una dimensione politica del tutto parallela, la vittoria del fronte del No ha subito trovato uno spazio fisico per proiettarsi oltre il dato elettorale. In piazza Castello a Torino si sono radunate oltre cinquecento persone, un’assemblea spontanea che l’assessore Jacopo Rosatelli ha descritto come il possibile seme di un «laboratorio politico». La sua analisi si è concentrata sull’uniformità del risultato nel capoluogo piemontese, dove il No ha prevalso in tutti i quartieri, trasformando quella che poteva essere una semplice festa di piazza in un tentativo di costruire una coalizione.
Il riferimento alla necessità di non disperdere il risultato appena incassato – un’urgenza avvertita da molti esponenti dell’opposizione – è emerso con forza. In quella cornice, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, aveva già anticipato il clima di riconquista, parlando di «una nuova primavera politica dove i cittadini sono protagonisti». Le parole dell’ex presidente del Consiglio, unite all’iniziativa torinese, hanno delineato un quadro in cui il responso delle urne viene interpretato meno come un giudizio su una singola riforma e più come una premessa per un riallineamento degli schieramenti.
Tra indagini e sviluppi giudiziari: il caso di Garlasco
Sullo sfondo di queste vicende istituzionali, l’attenzione si è parzialmente spostata su sviluppi legati a inchieste giudiziarie di lungo corso. Il caso di Garlasco, in particolare, è tornato a essere oggetto di attenzione mediatica in concomitanza con la nuova campagna di raccolta fondi promossa dal Fai. A riaccendere i riflettori sono state le parole di alcuni familiari di Andrea Sempio – la nonna, la madre, il padre – che hanno ricostruito dettagli della mattina del delitto, offrendo una versione degli eventi che si intreccia con le evidenze tecniche emerse dalla consulenza Cattaneo, in particolare per quanto riguarda la ridefinizione della finestra temporale della morte.
Sul fronte investigativo, le verifiche relative alla cella agganciata da Sempio il giorno dell’omicidio restano al centro delle verifiche degli inquirenti. Emerge, dalle ricostruzioni delle persone vicine alla famiglia, un tentativo di delineare una traiettoria diversa rispetto agli elementi già acquisiti agli atti. Le dichiarazioni di una ex vicina hanno aggiunto ulteriori tasselli al mosaico, in un contesto che continua a mantenere alta la tensione tra le parti processuali.




