La Santa Sede pronta a mediare tra Russia e Ucraina, ma Mosca frena: ipotesi Ginevra guadagna terreno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra in Ucraina entra in una nuova fase, con Vladimir Putin che annuncia la creazione di una "zona di sicurezza" nelle regioni di Sumy e Kharkiv, i tentativi diplomatici per trovare una soluzione al conflitto continuano a muoversi tra speranze e scetticismo. Il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha ribadito che la Santa Sede mantiene la propria disponibilità a facilitare un negoziato, ma ammette che finora non ci sono state risposte concrete. «Non ci sono segnali di apertura», ha dichiarato, smentendo le indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui nuovi colloqui tra russi e ucraini potrebbero tenersi in Vaticano già a metà giugno.

Il Cremlino, però, ha subito smorzato ogni entusiasmo. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha precisato che «non ci sono ancora accordi specifici» e che la questione resta «da definire». Intanto, fonti diplomatiche lasciano trapelare che Ginevra e Istanbul siano le opzioni più probabili per un eventuale incontro, con la Turchia che spinge per quest’ultima. Erdogan, del resto, è tra i pochi leader che mantengono un dialogo diretto con Mosca, mentre l’ipotesi vaticana sembra perdere slancio.

Sul fronte militare, intanto, le operazioni russe si intensificano. Putin ha giustificato l’avanzata nelle aree settentrionali dell’Ucraina come necessaria per creare un "cuscinetto" a protezione del territorio russo, ma le organizzazioni internazionali denunciano un aumento delle vittime civili. Human Rights Watch ha documentato numerosi casi di bombardamenti indiscriminati, mentre Kiev accusa Mosca di utilizzare tattiche sempre più aggressive.

Dall’altro lato dell’oceano, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato coinvolto nelle discussioni dalla premier italiana Giorgia Meloni, che ha riferito di averlo contattato per coordinare nuovi sforzi diplomatici. Sebbene non sia chiaro quale ruolo possano avere gli Stati Uniti in questa fase, la mossa suggerisce che la ricerca di una mediazione internazionale non si limiti all’Europa.

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