Nioh 3, il salto generazionale di Team Ninja tra open zone e duelli senza esclusione di colpi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quando nel 2017 il primo Nioh fece il suo esordio sulla scena, la sua proposta — fondere la scuola di combattimento di Ninja Gaiden con l’architettura punitiva dei soulslike — rappresentò una piccola rivoluzione per il genere, capace di attirare un pubblico vasto e trasversale. A distanza di quasi un decennio, e dopo un secondo capitolo che molti hanno letto come un raffinato restyling più che come una vera evoluzione, Team Ninza ha deciso di giocarsi tutte le carte. Nioh 3, uscito lo scorso 6 febbraio su PlayStation 5 e PC via Steam, ribalta infatti buona parte delle convenzioni su cui la serie si era retta, pur mantenendo intatto — o quasi — il cuore pulsante di un combat system che resta il vero motivo d’interesse per i suoi fedelissimi -6.
La novità più macroscopica, quella che salta all’occhio fin dalle prime ore di gioco, riguarda la struttura del mondo. Addio ai livelli lineari e autoconclusivi che avevano caratterizzato i precedenti episodi; al loro posto troviamo un sistema a zone interconnesse, una sorta di ibrido tra l’open world classico e la missione a percorso obbligato che gli sviluppatori giapponesi chiamano “open field” -1. Ogni era storica in cui il protagonista si trova a viaggiare diventa una mappa estesa, disseminata di accampamenti nemici, mini-boss opzionali, segreti da scovare e quelle dinamiche di esplorazione che ricordano da vicino — pur senza mai eguagliarne la magnificenza — la formula consacrata da Elden Ring -3. Non manca, e per molti versi si tratta di un’aggiunta epocale per la serie, un tasto dedicato al salto che apre a possibilità di platforming inedite e a una verticalità degli scontri prima solo abbozzata.
A tenere insieme l’impalcatura di questa nuova offerta ludica ci pensa però il sistema di combattimento, che pur restando saldamente ancorato ai princìpi del passato — gestione del Ki, colpi di grazia, spiriti guardiani e magie onmyo — introduce una variabile destinata a cambiare le sorti di ogni singolo incontro -3-8. Si tratta della cosiddetta Ninja Form, una modalità alternativa attivabile con la semplice pressione di un tasto che trasforma istantaneamente l’approccio del giocatore: si passa da una build più tradizionale, basata sulla resistenza e sugli scambi di colpi pesanti, a una configurazione velocissima e fragile, da vero e proprio glass cannon, che consuma stamina in fretta ma è in grado di scatenare raffiche di colpi e ninjutsu di ogni tipo -8. La possibilità di alternare i due stili al volo, magari per parare un attacco altrimenti inbloccabile o per sfondare le difese di un nemico particolarmente coriaceo, aggiunge una profondità tattica che molti recensori hanno definito indispensabile, al punto che tornare ai due capitoli precedenti — sprovvisti di questa meccanica — risulta oggi quasi impensabile -3.
Eppure, nonostante lo sforzo innovativo, non tutto ciò che luccica è oro. Sul versante narrativo, Nioh 3 non si discosta più di tanto dalla tradizione di casa, proponendo un racconto che, al netto di un incipit promettente incentrato su una rivalità familiare e su un viaggio nel tempo attraverso periodi cruciali della storia giapponese, finisce per arenarsi in un climax poco memorabile, riservando le uniche vere emozioni al rush finale -3-8. Chi cerca trame stratificate e colpi di scena dovrà dunque guardare altrove: qui il centro della scena è e resta il combattimento.
Sul piano tecnico, l’accoglienza è stata più sfaccettata. Se da un lato Digital Foundry ha definito Nioh 3 la miglior conversione PC mai realizzata da Team Ninja, lodando la ricchezza delle opzioni grafiche, la gestione della compilazione shader e un input lag sorprendentemente basso, dall’altro il motore proprietario Katana Engine continua a mostrare i segni del tempo, specialmente sulle console -5. Su PS5 e PS5 Pro si segnalano pop-in evidenti, bug visivi e una modalità qualità a 30 fotogrammi al secondo con frame pacing irregolare che gli esperti sconsigliano caldamente -5. Il lato positivo è che, su PC, le prestazioni sono generalmente solide e non richiedono hardware mostruoso per garantire un’esperienza fluida, sebbene persistano alcune stranezze legate alla gestione della fotocamera quando il framerate non è bloccato a valori precisi -9.
Nonostante queste ombre, il pubblico ha risposto con entusiasmo. Secondo le stime di Alinea Analytics, nei primi quattro giorni di disponibilità Nioh 3 ha superato le 700.000 copie vendute tra PS5 e PC, con una netta prevalenza della piattaforma Steam, che ha fatto segnare il 56,1 per cento del totale -2-7. Un risultato che, pur non eguagliando i numeri fulminanti del secondo capitolo (arrivato al milione in due giorni su una sola piattaforma), rappresenta comunque un’ottima partenza, trainata soprattutto dal mercato cinese — quasi la metà dei giocatori proviene da lì — e dalla sincronia del lancio mondiale, che ha permesso di cavalcare l’hype senza i ritardi che avevano penalizzato i predecessori su PC -7.
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