Gigante di Kranjska Gora, Braathen domina la prima manche. Azzurri, è già crisi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sfida per la Coppa del Mondo di gigante, nonostante un Marco Odermatt leggermente attardato, resta apertissima. Sulle nevi slovene di Kranjska Gora, Lucas Pinheiro Braathen, fresco campione olimpico in carica, ha dettato legge nella prima manche piazzando un crono di riferimento che mette i brividi alla concorrenza. Il brasiliano, quello che tutti ricordano con la bandiera norvegese prima del clamoroso addio e del ritorno sotto nuove insegne, ha letteralmente viaggiato sulla Podkoren, lasciandosi alle spalle un drappello di inseguitori agguerritissimi, pronti a giocarsi tutto nella seconda discesa. Alle sue spalle, l’austriaco Stefan Brennsteiner ha chiuso a soli quattordici centesimi, mentre il terzo posto è appannaggio dello svizzero Loic Meillard, staccato di trentacinque centesimi. Il leader della graduatoria di specialità e della generale, Marco Odermatt, è scivolato al quinto posto, pagando un ritardo di novantadue centesimi che, sulla carta, non compromette nulla ma che obbligatoriamente lo costringerà a una rimonta poderosa nell’ultima manche per tenere a bada i rivali. E che rivali, considerando che il quarto, l’austriaco Schwarz, è racchiuso in un fazzoletto di tempo con lo stesso elvetico. I giochi, insomma, sono tutt’altro che chiusi.

Un italiano su tutti, gli altri a rincorrere

Se per il vertice della classifica la musica è incerta e ricca di pathos, per i colori azzurri la sinfonia è decisamente più stonata. Sono tre gli italiani che hanno strappato il pass per la seconda manche, ma i distacchi, tutti oltre i due secondi, raccontano di una giornata no e di pendenze sciistiche differenti. L’unico che può davvero sorridere, nonostante il ventesimo posto a 2”17, è Filippo Della Vite: il bergamasco, partito con il pettorale 33, ha interpretato al meglio un tracciato insidioso portando a casa una qualificazione che sa di piccolo risultato personale, visto lo svantaggio accumulato. Chi invece non si nasconde dietro a presunti problemi di pista è Alex Vinatzer. Il gardenese, appena ventiseiesimo a 2”58, è stato tranchant nell’analisi a caldo: “La pista c’entra poco, ho sciato male”. Una onestà intellettuale che non lenisce la delusione di una prova opaca, lontana parente di quelle che lo avevano visto protagonista in altre occasioni. Dietro di lui, Giovanni Borsotti, ventinovesimo a 2”90, tenterà la rimonta nella speranza di agguantare punti pesanti per le finali, un traguardo che invece sembra ormai svanito per Luca De Aliprandini, scivolato oltre la trentesima posizione e ora costretto a guardarsi le spalle in ottica lista partenti della prossima stagione.

La pressione dei pretendenti e il peso del cronometro

La prima manche slovena ha assunto i contorni di un autentico scossone per le gerarchie. I diretti inseguitori di Odermatt, con Braathen in testa, hanno messo in atto una strategia chiara: attaccare subito per mettere alle corde il dominatore elvetico. Il brasiliano, forte dei 103 punti che lo separano dalla vetta della classifica di specialità – quando ancora 200 sono quelli a disposizione – ha dimostrato di non voler aspettare regali, interpretando la discesa con la grinta di chi un anno fa aveva appeso gli sci al chiodo per motivi di principio e che oggi, sotto una bandiera completamente diversa, si gioca il globo di cristallo. Alle sue spalle, Brennsteiner e Meillard non sono certo spariti: l’austriaco è terzo in graduatoria a 129 punti, lo svizzero quarto a 124, e il loro obiettivo era chiaramente quello di rosicchiare secondi al campione, nell’ottica di un duello che si deciderà probabilmente all’ultimo centesimo di questa stagione. L’impressione, guardando i distacchi, è che la gara sia ancora tutta da scrivere, con la variabile neve e le tracce di una seconda manche che potrebbe rimescolare nuovamente le carte.

Le voci dal dopo-gara e la volata finale

Nell’immediato post-gara, oltre ai commenti tecnici, quel che emerge è la consapevolezza di come questo gigante rappresenti uno snodo cruciale. Il fatto che Odermatt, quinto, sia lì a meno di un secondo, la dice lunga sulla sua capacità di limitare i danni anche in giornate non esaltanti. Ma il ruolino di marcia dei suoi avversari, oggi, parla chiaro: hanno fatto il massimo, forse anche di più. Per l’Italia, la cui spedizione maschile nelle discipline tecniche sta vivendo una fase di profonda riflessione, l’asticetta si sposta sulla capacità di reagire. Vinatzer dovrà ritrovare le sue sensazioni migliori in un secondo passaggio che si preannuncia come un esame di maturità, mentre per Borsotti e Della Vite l’obiettivo è limitare i danni e, perché no, guadagnare qualche posizione per dare un senso a un fine settimana che, sulla carta, si presentava sotto migliori auspici. La pista, intanto, aspetta. E il pubblico, come sempre, si affida alla variabile più affascinante di questo sport: quella per cui nulla è mai scritto fino all’ultimo portale.

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