Alphabet vola in Borsa, utili record per Google nel trimestre
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Redazione Economia
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Le azioni di Alphabet, la holding che controlla Google, hanno toccato un livello record in questi giorni, salendo di oltre l’uno per cento in attesa della pubblicazione dei dati trimestrali, che hanno poi ampiamente superato le aspettative del mercato. Un ottimismo, quello degli investitori, che si è rivelato fondato e che si è concentrato in particolare sulla crescita del comparto cloud e sugli ingenti investimenti destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, settori nei quali la società sta impegnando risorse finanziarie colossali. Mentre Nvidia superava la soglia dei cinque trilioni di capitalizzazione, Alphabet ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 34,9 miliardi di dollari, equivalenti a 2,87 dollari per azione, e ricavi che hanno raggiunto i 102,35 miliardi, segnando un incremento del sedici per cento su base annua.
Un quadro in chiaroscuro per i big del tech
Il panorama delle trimestrali dei colossi tecnologici statunitensi si è presentato, nel suo complesso, piuttosto variegato. Se Alphabet, infatti, ha potuto celebrare un performance eccezionale, lo stesso non si può dire per Microsoft e Meta, le cui azioni hanno registrato dei cali nonostante i conti, almeno in apparenza, si siano mostrati in linea o addirittura superiori alle attese. Il denominatore comune, che unisce le sorti di queste imprese, rimane l’enorme sforzo economico profuso nel campo dell’intelligenza artificiale, un settore che sta ridisegnando gli equilibri competitivi e le valutazioni su Wall Street, spingendo alcune di esse ad annunciare piani di spesa in conto capitale che hanno allarmato una parte degli analisti.
I numeri di Meta e l'incidenza fiscale
Meta, in particolare, ha riportato un utile netto in netto peggioramento, attestatosi a 2,7 miliardi di dollari, con un utile per azione di 1,05 dollari. Un risultato che, tuttavia, viene distorto da un accantonamento non monetario, definito una tantum, di ben 15,93 miliardi di dollari. A prescindere da questa posta straordinaria, che ha gravato in maniera significativa sul conto economico, il fatturato dell’azienda è cresciuto del ventisei per cento rispetto all’anno precedente, toccando i 51,24 miliardi; un dato che, senza l’onere fiscale eccezionale, avrebbe probabilmente collocato la sua crescita al primo posto tra le tre società analizzate.
La solidità del modello Alphabet
La robustezza dei ricavi di Alphabet, che hanno mostrato una crescita del quindici per cento anche a cambi costanti, conferma la solidità del suo modello di business, il quale continua a trarre vantaggio non solo dalla pubblicità online ma anche dall’espansione di servizi infrastrutturali come il cloud computing. Gli investitori, da parte loro, sembrano aver premiato senza esitazioni questa capacità di generare cospicui flussi di cassa, necessari per sostenere la corsa tecnologica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, una corsa che impone spese sempre più elevate e che sta diventando il principale campo di battaglia per il dominio del settore.




