Jpmorgan, utile record nel secondo trimestre a 21,2 miliardi: 41%
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Redazione Economia
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JPMorgan Chase ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con un utile netto di 21,2 miliardi di dollari, pari a 7,70 dollari per azione, segnando un incremento del 41% rispetto ai 14,99 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. La più grande banca americana ha così superato le attese di Wall Street, spinta dalla robusta attività nel settore dell'investment banking e da una ripresa del mercato delle IPO che non si vedeva dai tempi del 2021.
A questi risultati si aggiunge un guadagno straordinario di 4,6 miliardi di dollari legato alla partecipazione in Visa, che ha contribuito a rendere questo trimestre il più profittevole nella storia del sistema bancario statunitense.
I ricavi totali gestiti sono saliti a 58 miliardi di dollari, con una crescita del 27% su base annua, sostenuti da un margine di interesse netto in aumento del 10% a 25,6 miliardi e da ricavi non da interessi balzati del 45% a 32,4 miliardi.
Escludendo gli elementi straordinari, l'utile rettificato si è attestato a 16,9 miliardi di dollari, pari a 6,14 dollari per azione, comunque ampiamente al di sopra delle stime degli analisti che indicavano un consensus vicino ai 5,85 dollari per azione. Il ritorno sul capitale tangibile (ROTCE) ha raggiunto il 29% su base riportata e il 23% al netto delle voci straordinarie, a testimonianza della solidità della redditività sottostante.
Investment banking e trading spingono la crescita
Il motore principale della performance è stato il Corporate & Investment Bank, che ha registrato ricavi per 24,9 miliardi di dollari, in crescita del 27% su anno. Le commissioni da investment banking sono aumentate del 30% toccando i 3,3 miliardi di dollari, il livello più alto dal 2021, grazie a un'ondata di mega-operazioni. Tra queste spicca il ruolo di JPMorgan come joint bookrunner nell'IPO di SpaceX, la più grande della storia, che ha dato nuovo slancio al mercato azionario statunitense dopo anni di stagnazione.
La banca ha inoltre capitalizzato l'elevata volatilità dei mercati, determinata dalle tensioni geopolitiche e dall'impatto dell'intelligenza artificiale su alcuni settori, con una performance eccezionale nel trading azionario: i ricavi delle operations su equities sono schizzati dell'86% su base annua a circa 6 miliardi, mentre il comparto fixed income ha registrato un incremento più contenuto del 6%. I ricavi complessivi del trading desk hanno raggiunto i 12,1 miliardi di dollari, beneficiando di volumi e flussi positivi in tutte le regioni e prodotti.
La solidità del comparto consumer e wealth management
Anche il comparto Consumer & Community Banking ha mostrato segnali di resilienza, con un utile di 5,3 miliardi di dollari su ricavi di 20,3 miliardi in crescita dell'8%, sostenuto da maggiori interessi sulle carte di credito e da un aumento dei depositi e dei prestiti. L'istituto ha registrato oltre 500 mila nuovi conti correnti nel trimestre e un incremento del 21% degli asset degli investitori clienti rispetto all'anno precedente.
Nel settore dell'Asset & Wealth Management, il patrimonio in gestione ha raggiunto i 5.100 miliardi di dollari, con un aumento del 18% su anno, trainato da afflussi netti per 50 miliardi e dalla performance dei mercati. I ricavi della divisione sono cresciuti del 19% a 6,9 miliardi, spinti da maggiori commissioni di gestione, plusvalenze da investimenti e maggiore attività di intermediazione.
Prospettive e guidance per il 2026
Forte dei risultati ottenuti, JPMorgan ha rivisto al rialzo le proprie stime per l'intero esercizio, portando le previsioni sul margine di interesse netto totale a circa 105,5 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 103 miliardi indicati in precedenza. Il consiglio di amministrazione ha inoltre deliberato un incremento del dividendo trimestrale a 1,65 dollari per azione, a partire dal terzo trimestre, segnando il quindicesimo anno consecutivo di crescita del dividendo.
Le spese totali sono aumentate del 15% a 27,3 miliardi, principalmente per maggiori compensi legati ai ricavi, assunzioni nel front-office e inflazione, ma la qualità del credito è rimasta solida: gli accantonamenti per perdite su crediti sono stati di 2,5 miliardi, con un tasso di svalutazione delle carte di credito rivisto al ribasso al 3,2%.
L'amministratore delegato Jamie Dimon ha attribuito i risultati a un contesto "particolarmente favorevole" e a una "esecuzione rigorosa", pur mettendo in guardia sui rischi legati all'instabilità geopolitica e all'inflazione persistente.




