Il consigliere Basile e il vuoto dell’ultimo abbraccio: l’appello dopo la morte del figlio 21enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La cronaca, quella che si scrive nei verbali dei carabinieri e nelle concise agenzie di stampa, racconta di una Mercedes Glc fuori controllo sulla provinciale Lecce-Arnesano, di un muro sfondato e di una vita spezzata all’alba di domenica 12 aprile. Antonio Basile, ventun anni, è morto sul colpo, lasciando dietro di sé il silenzio innaturale di una casa che non avrebbe mai più dovuto sentirne il rumore del ritorno. Ma è nelle pieghe successive al dramma, quando le luci dei soccorsi si spengono e si accende quella malinconica dei social network, che emerge la sostanza umana di una tragedia altrimenti destinata a diventare solo una statistica. Dino Basile, consigliere regionale pugliese di Fratelli d’Italia, ha rotto il silenzio – quello pesante e catatonico dei primi giorni di lutto – con un messaggio che è, a tutti gli effetti, una lettera aperta generata dal dolore più puro, lontana anni luce dalla retorica politica a cui siamo solitamente abituati.

In questo post pubblicato sulla sua bacheca personale, l’esponente di FdI – il quale è padre prima ancora che uomo di potere a Bari – non cerca la pietà né la spettacolarizzazione del cordoglio. Cerca invece di trattenere, con la forza disperata delle virgolette, quel che resta di un rapporto interrotto. “Non esistono parole sufficienti per descrivere un vuoto così grande”, scrive, ammettendo immediatamente l’insufficienza del linguaggio di fronte all’assoluto. Tuttavia – ed è qui che il suo scritto si trasforma da sfogo privato a monito collettivo – sente il dovere, nel duplice ruolo di padre in lutto e di rappresentante delle istituzioni, di convertire quella sofferenza in un messaggio diretto a chi è ancora in tempo per evitare lo stesso naufragio.

“Abbracciateli adesso”: il monito che supera la retorica

Il cuore del testo, che potremmo definire quasi un testamento spirituale laico, è rivolto ai genitori. Basile li esorta a non risparmiarsi mai nelle manifestazioni d’affetto, perché “un abbraccio in più, un bacio in più, una parola in più: niente è mai troppo”. È una frase che assume un peso specifico devastante se letta accanto al gesto con cui lo stesso consigliere, quella notte, si mise alla guida per cercare il figlio che tardava. Non vedendolo rientrare dopo le tre, aveva chiamato la fidanzata del ragazzo, poi era salito in macchina e aveva percorso la strada al contrario, fino a imbattersi nel relitto della vettura e nel senza vita del ventunenne. In quella ricerca notturna, tra il buio della campagna salentina e i fari che illuminano l’incidente, si compendia l’essenza della sua invocazione: non date mai nulla per scontato, perché il tempo dell’altro è un soffio.

Ma Basile non si limita a parlare a chi ha figli. Con un’inversione prospettica che denota una profondità rara, si rivolge anche ai più giovani, esortandoli a ricambiare l’affetto verso i propri genitori. “Quando non ci saranno più, vi accorgerete che quegli abbracci non sono mai stati abbastanza”, scrive, citando anche l’esperienza personale della perdita del proprio padre avvenuta anni fa. È un tentativo di creare un ponte empatico che spesso, nelle famiglie italiane, viene dato per scontato o rimandato a un domani che puntualmente non arriva.

Il peso di una distrazione: l’appello alla guida sicura

Parallelamente al tema del rapporto affettivo, il post del consigliere regionale si fa veicolo di una campagna di sensibilizzazione alla guida sicura, spogliata di qualsiasi tono moralistico. “Basta un attimo – una distrazione, la stanchezza, una scelta sbagliata – per cambiare tutto, per spegnere sogni, progetti e futuro”. La frase, che nella bocca di un normale amministratore potrebbe suonare come una banalità, qui acquisisce la drammatica concretezza di chi ha visto la “distrazione” – reale o presunta che sia nelle indagini – materializzarsi in un boato contro il muro di una villetta. Le forze dell’ordine hanno ritrovato l’auto fuoristrada che Antonio guidava da solo, dopo aver riaccompagnato la fidanzata, completamente distrutta; anche una piccola cappella angolare, situata sul perimetro della proprietà privata, è stata spazzata via dall’urto.

In questo contesto, il rappresentante di Fratelli d’Italia trasforma il suo ruolo politico in una funzione pedagogica. Non c’è la propaganda sterile della sicurezza stradale che si vede nei dépliant, ma la voce rotta di chi vorrebbe tornare indietro di soli sessanta minuti per dire al proprio figlio di non mettersi al volante, o per abbracciarlo una volta sola. L’assenza di retorica è tale che Basile non promette battaglie legislative né chiede inasprimenti delle pene; si limita a chiedere ai ragazzi di “custodire la vita ogni giorno con responsabilità”, un concetto antico ma reso urgente dall’occasione.

Dal silenzio alla memoria attiva

Aveva già affidato a un parente la lettura di un pensiero simile durante i funerali, celebrati pochi giorni prima nella chiesa gremita di giovani. In quell’occasione, molti di loro indossavano magliette con il volto sorridente di Antonio e la scritta “Non sei più dov’eri ma sei ovunque”. Un’iconografia moderna, quasi da culto laico, che restituisce l’idea di una generazione ferita ma compatta. Dino Basile, consapevole di questo affetto collettivo, conclude la sua lettera con una sorta di voto: “Se questo messaggio potrà salvare anche una sola vita o avvicinare anche una sola famiglia, allora il ricordo di mio figlio continuerà a vivere attraverso gesti di consapevolezza e di affetto”.

È, se vogliamo, l’estrema razionalizzazione del caos emotivo. Di fronte a una morte che non ha senso (quella di un ragazzo di 21 anni, con la vita davanti, che si schianta lungo una strada che conosceva a memoria), il padre cerca di imporre un significato. Lo fa con la dignità di chi non chiede vendetta né cerca colpevoli, ma si limita a indicare la fragilità dell’esistenza. In un’epoca in cui i social sono spesso vetrina di lacrime finte o di esibizionismo del lutto, questo post di Dino Basile rappresenta una rarità: un testo profondamente umano, scritto da un politico che per una volta non parla “da politico”, ma da padre che ha perso il proprio bambino e che, nel farlo, ha perso anche la paura di sembrare debole.

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