Honor 600 e 600 Pro, le due facce (cinese e globale) di uno stesso flagship
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non è la prima volta che il mercato asiatico – quello domestico per il marchio – si aggiudica un trattamento di favore rispetto a quello globale, ma la distanza che separa la versione cinese della serie Honor 600 da quella arrivata da poche ore sugli scaffali italiani inizia a farsi imbarazzante. Se da noi l’azienda punta tutto sul fascino mediterraneo e su un’implementazione dell’intelligenza artificiale capace di trasformare tre semplici scatti in un video animato, laggiù il copione cambia radicalmente, e non solo per quanto riguarda la palette cromatica. I nuovi modelli, attesi in Cina per la fine di maggio, sfoggeranno delle colorazioni esclusive talmente brillanti da competere con i vetri di Murano, ma è sotto la scocca che si consuma il vero tradimento: l’autonomia, si dice, lieviterà fino a raggiungere una capacità compresa tra gli 8.500 e i 9.000 mAh, una legacy decisamente più sa rispetto ai pur generosi 6.400 mAh della variante venduta in Europa.
Il paradosso della promo italiana
Camminare per le strade di Napoli o esplorare le profondità della sua Galleria Borbonica – come hanno fatto i giornalisti presenti all’evento di lancio – avendo in tasca uno smartphone capace di usare l’intelligenza artificiale non come un vezzo di marketing ma come uno strumento creativo fa un certo effetto, e il nuovo Honor 600 Pro regala proprio questa sensazione. Il dispositivo, che nel Bel Paese è già in vendita da qualche tempo ma solo ora riceve la patente dell’ufficialità, sfrutta un chip Snapdragon 8 Elite coadiuvato da 12 GB di RAM per gestire la funzione "AI Image to Video 2.0", un sistema che permette di generare clip di otto secondi partendo da un semplice comando testuale. Eppure, a dispetto di questa sostanza tecnica, l’operazione commerciale messa in piedi da Honor ha il sapore di un tentativo di correre ai ripari: i listini segnano un aumento di 150 euro per il modello base (arrivato a 649,90 euro) e di 200 euro per il Pro (che tocca quota 999,90 euro), un rincaro che l’azienda ha cercato di mascherare con una promo lancio valida fino al 30 maggio.
L’arte della permuta e il taglio dei prezzi
Per chi mastica il linguaggio degli smartphone, l’offerta è interessante ma articolata: utilizzando coupon dedicati come l’A600150 o l’A600P200 si può abbattere il prezzo rispettivamente di 150 o 200 euro, portando il Pro a 799,90 euro. Il vero affare, però, si consuma nella giungla delle promozioni trade-in, dove chi possiede un vecchio dispositivo da rottamare può accumulare un bonus permuta aggiuntivo. In questo caso, combinando gli sconti, si arriva a cifre folli: Honor 600 si trova a meno di 300 euro (299,90 per la precisione) e il Pro a 549,90. Una politica che, regalando anche tablet e smartwatch in bundle, sembra quasi voler distrarre l’utente dal fatto che la versione globale è, oggettivamente, meno attrezzata di quella che i consumatori cinesi potranno acquistare tra pochi giorni.
L’intelligenza artificiale in tasca
Lasciando da parte le disparità geografiche – che restano un dato di fatto nella strategia di produzione – ciò che colpisce nell’uso quotidiano del 600 Pro è la maturità raggiunta dal comparto fotografico, trainato da un sensore principale da 200 megapixel capace di performare egregiamente anche in condizioni di scarsa luminosità, come quelle delle catacombe napoletane. A gestire il tutto troviamo MagicOS 10, basato su Android 16, con un’interfaccia che strizza l’occhio al mondo Apple ma che garantisce sei anni di aggiornamenti. La fotocamera posteriore, arricchita da un teleobiettivo periscopico da 50 megapixel, offre uno zoom ottico 3.5x e una stabilizzazione CIPA 6.5 che si è rivelata sorprendentemente fluida, anche se la registrazione video resta limitata al 4K a 30 fps. Per quanto riguarda la funzione AI generativa, il produttore ha dovuto mettere dei paletti: sono concesse solo dieci generazioni video al giorno per evitare un uso speculativo che potrebbe intasare i server, un limite che per l’utente medio non costituisce un problema ma che rivela i costi nascosti di questa tecnologia.




