L'Antitrust italiana indaga su Activision Blizzard per le strategie di acquisto in Diablo Immortal e Call of Duty
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ufficialmente avviato due distinte istruttorie a carico di Activision Blizzard, ora parte del conglomerato tecnologico Microsoft, concentrandosi sulle meccaniche di monetizzazione implementate nei videogiochi mobile "Diablo Immortal" e "Call of Duty Mobile". Entrambi i titoli, sebbene distribuiti sotto l'etichetta di free-to-play, ossia gratuiti da scaricare e giocare, sono al centro di un esame approfondito per presunte pratiche commerciali scorrette. L'AGCM, nello specifico, sta verificando se le dinamiche di gioco e le interfacce siano studiate per esercitare una pressione psicologica sugli utenti, spingendoli verso acquisti ripetuti di valuta virtuale, la quale viene poi convertita in oggetti o vantaggi all'interno dell'esperienza ludica.
Le accuse del Garante: dalla diligenza professionale alla dipendenza
Le contestazioni formulate dall'organo di vigilanza sono articolate e investono più profili di illegalità, configurando condotte che si suppone siano ingannevoli, aggressive e lesive dei diritti contrattuali fondamentali dei consumatori. La premessa dell'indagine poggia sulla constatazione che la società opererebbe in violazione della normativa a tutela dei consumatori, dimostrando una carenza di quella diligenza professionale che è doverosa in un ambito – quello del gaming – particolarmente sensibile ai rischi di sviluppare forme di dipendenza, soprattutto tra i giocatori più giovani. Il punto critico, che l'Antitrust intende chiarire, risiede nella possibilità che il design stesso dei due videogiochi, strutturato attorno a meccanismi di ricompensa e progressione, sia finalizzato a indurre una spesa continua, presentando gli acquisti in-app non come opzionali ma come quasi necessari per una piena fruizione.
La posizione delle associazioni dei consumatori
A sostegno dell'azione dell'AGCM si è schierato con tempestività il Codacons, che ha accolto con favore l'apertura delle istruttorie, annunciando la propria disponibilità a promuovere, qualora dall'indagine dovessero emergere elementi di illiceità, azioni legali collettive a protezione dei diritti dei consumatori coinvolti. L'associazione ha peraltro ricordato come il suo impegno sul tema non sia recente, avendo già presentato un esposto nel 2020 che all'epoca condusse l'Antitrust a intervenire contro alcune pratiche commerciali scorrette nel settore videoludico, con particolare attenzione a quelle ritenute potenzialmente dannose per i minori. Un precedente che dimostra come la vigilanza su queste dinamiche di mercato sia un processo continuo e in evoluzione.
Il contesto normativo e le implicazioni per il settore
L'indagine si inserisce in un panorama normativo europeo e nazionale sempre più attento alle logiche persuasive, e a volte occulte, del cosiddetto "gaming freemium". La questione centrale tocca l'equilibrio tra il legittimo modello di business, basato su microtransazioni, e il dovere di garantire trasparenza e correttezza, evitando di sfruttare le vulnerabilità psicologiche o l'inesperienza di alcune fasce di giocatori. La vicenda giudiziaria, che ha visto coinvolti in passato anche altri colossi del settore per questioni analoghe, segnala una fase di scrutinio più stringente, dove le autorità di controllo intendono tracciare confini precisi per proteggere gli utenti, considerandoli non semplici giocatori ma consumatori a tutti gli effetti, titolari di diritti che vanno preservati anche all'interno degli universi digitali.




