A San Polo d'Enza il cantiere della scuola è fermo e i fondi Pnrr rischiano di svanire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Demolita la vecchia struttura con la promessa di un edificio nuovo e sicuro, la scuola primaria "Renzo Pezzani" di San Polo d'Enza, nel reggiano, oggi non esiste più, mentre il cantiere per la sua ricostruzione, affidato ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, giace in uno stato di inquietante immobilità. Gli studenti, che qualcuno di loro doveva avere una nuova aula, sono stati dislocati in varie sedi temporanee, una soluzione che doveva durare poco ma che, a causa di ritardi che si accumulano, minaccia di trasformarsi in una permanenza stabile. Il sindaco Franco Palù, come altri primi cittadini coinvolti in percorsi analoghi, esprime una preoccupazione tangibile, sottolineando come la scadenza del giugno 2026 per la rendicontazione delle risorse comunitarie si avvicini inesorabile, senza che i lavori abbiano compiuto progressi significativi.

Una cabina di regia per tentare di sbloccare l'impasse

Proprio per affrontare queste criticità, che non sono isolate ma interessano diversi territori, si è riunita in Prefettura a Reggio Emilia la cabina di coordinamento prevista dalla normativa, un organismo il cui compito, tecnicamente, è quello di fornire supporto agli enti locali in difficoltà nell'attuazione dei progetti. L’incontro, tenutosi a dicembre, aveva all'ordine del giorno le misure di rafforzamento dell'attività di supporto, applicando le linee guida recentemente definite, ma i fatti concreti, come quello di San Polo, dimostrano che la strada per tradurre gli indirizzi in cantieri operativi è ancora lunga e irta di ostacoli. La situazione, del resto, è paradossale: per accedere ai finanziamenti si è dovuti passare attraverso la demolizione dell'esistente, creando un vuoto che ora, in assenza di una rapida ripresa dei lavori, rischia di diventare definitivo.

Il nodo dei tempi stringenti e la denuncia della politica

La vicepresidente della Camera Anna Ascani ha raccolto il grido d'allarme lanciato dai sindaci, portando la questione al centro del dibattito nazionale e denunciando il pericolo che interi progetti di riqualificazione del patrimonio scolastico possano arenarsi. Il caso della "Pezzani" è esemplare: il termine ultimo per ottenere il finanziamento è fissato per il marzo del 2026, una data che, osservando il cantiere ancora privo di una struttura, appare drammaticamente vicina. Senza un'accelerazione decisiva, il comune rischia di dover restituire i soldi già stanziati, trovandosi senza la vecchia scuola e senza la possibilità di edificare quella nuova, con un danno incalcolabile per la collettività e per gli alunni costretti a una precarietà che si voleva superare.

Le conseguenze di un'attuazione farraginosa

Quella che emerge, al di là delle singole vicende, è la fotografia di un'attuazione del Pnrr che, in alcuni ambiti, fatica a tradursi in concretezza, lasciando gli enti locali in balia di procedure complesse e tempistiche inesorabili. La sensazione, espressa senza mezzi termini da alcuni amministratori, è di un abbandono da parte dello Stato dopo aver avviato un processo irreversibile, come la demolizione di un edificio pubblico. I ragazzi, che qualcuno di loro immaginava già tra i banchi di una scuola moderna, continuano a frequentare aule di fortuna, mentre le ruspe rimangono ferme e la burocrazia non sempre agevole, nonostante gli sforzi delle cabine di regia, sembra avere il sopravvento sulla urgenza di garantire un servizio essenziale.

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