Cop29, energie rinnovabili, una corsa contro il tempo
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Redazione Esteri
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BAKU - La ventinovesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in corso a Baku dall'11 al 22 novembre, ha visto la partecipazione di rappresentanti di 198 paesi, riuniti per valutare l'impatto del cambiamento climatico e definire misure specifiche per contrastarlo. Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), Francesco La Camera, ha sottolineato l'urgenza della transizione energetica, evidenziando come nell'ultimo anno siano stati installati 473 gigawatt di energia rinnovabile, un risultato superiore a quanto ottenuto dal nucleare negli ultimi 70 anni. Tuttavia, questo progresso rappresenta solo la metà di quanto necessario per affrontare efficacemente la crisi climatica.
Nonostante gli sforzi di Stati Uniti, Cina ed Europa, il rischio di lasciare indietro il Sud del mondo è concreto. La Camera ha ribadito l'importanza di investire in infrastrutture, formazione e nella costruzione di un nuovo mercato, abbandonando i sussidi ai combustibili fossili. L'Italia, presente alla Cop29, si trova ad affrontare un problema di trasparenza, mentre il G77 e la Cina hanno comunicato chiaramente i loro bisogni, specificando la necessità di un sostegno finanziario di 1,3 trilioni di dollari. Tuttavia, i paesi sviluppati non hanno ancora presentato piani dettagliati o impegni concreti, complicando i progressi e minando il negoziato.
Yeb Sano, direttore di Greenpeace per il Sudest asiatico e membro del Laudato sii Movement, ha sottolineato come l'industria dei combustibili fossili investa annualmente 7mila miliardi di dollari per continuare le proprie attività. Sarebbe quindi giusto reindirizzare parte di queste risorse per la lotta ai cambiamenti climatici, considerando che i paesi sviluppati dispongono degli strumenti necessari per farlo.




