Alice De André e il rapporto con il nonno Fabrizio: "Parlo con il suo ritratto". E su papà Cristiano: "Una testa di c*o, ma non è cattivo"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non ha mai stretto la mano di Fabrizio De André, morto pochi mesi prima che lei venisse al mondo, eppure Alice De André ha costruito con lui un legame che definisce "follemente innamorato". Lo fa attraverso un dipinto che campeggia nella sua casa, una sorta di confessionale quotidiano dove il nonno, da quel ritratto, sembra giudicare ogni suo movimento. "Me lo diede papà quando si stava trasferendo in Sardegna.
Occupa metà salotto della casa che ho con il mio fidanzato", ha raccontato la 27enne in un'intervista che ha acceso nuovamente i riflettori sulla dinastia De André e sulle sue dinamiche familiari.
Nonostante non ci sia stato un incontro fisico, l'attrice e stand-up comedian ha dichiarato di sentire la presenza di Faber come una costante, quasi fosse cresciuta con lui: un'eredità immateriale che pesa e allo stesso tempo sostiene, fatta di valori più che di note, visto che Alice ha scelto la strada del teatro e della comicità, rifiutando categoricamente di salire sul palco per cantare le canzoni del nonno.
Il legame con Faber, la replica a Dori Ghezzi e il valore della memoria
L'occasione per questo racconto a cuore aperto arriva in un momento particolare. Qualche giorno fa, il video di Alice in difesa di una ragazza contestatrice durante il concerto di Diodato a L'Agnata è diventato virale, alimentando una polemica che ha diviso l'opinione pubblica. La presenza di Matteo Salvini in prima fila durante l'evento dedicato a Fabrizio De André non era piaciuta a molti, e la giovane De André aveva espresso tutto il suo disappunto.
Una replica, quella di Alice, che ha scatenato la reazione di Dori Ghezzi, seconda moglie del cantautore, la quale aveva affermato: "Cosa ne sa lei del nonno?". Un'affermazione che Alice ha respinto al mittente con fermezza, rivendicando il diritto e il dovere di custodire la memoria del nonno attraverso la sua storia familiare diretta: "Io sono cresciuta a pane e mio nonno.
Sono follemente innamorata di lui fin da piccola e, non avendolo mai potuto conoscere di persona, ho studiato tutto ciò che era possibile studiare, ho letto, conosco i suoi testi e sono sempre andata alle cantate anarchiche". Per lei, Dori Ghezzi non è "un membro stretto della mia famiglia, non è mia nonna e non mi ha trasmesso quei valori", bensì "una sorta di zia" con cui i rapporti sono stati sporadici.
Nella sua visione, Dori sarebbe la custode di una "santificazione" del cantautore, mentre lei, Alice, sente il bisogno di riportarlo sulla terra, lontano dai piedistalli su cui Faber non ha mai voluto salire.
Il difficile rapporto con papà Cristiano: "Si perde nei suoi viaggi"
Accanto all'amore viscerale per un nonno mai conosciuto, Alice ha tracciato un ritratto impietoso ma profondamente affettuoso di suo padre, Cristiano De André. "Essere sua figlia non è stato facile", ha ammesso, descrivendolo con un termine che in famiglia sembra essere quasi un marchio di fabbrica: "è una testa di c…, ma non riesci a non volergli bene. È goffo, non cattivo. Si perde nei suoi pensieri, nei suoi viaggi. E tu lo raccogli e lo riporti dove deve stare". Un rapporto complesso, segnato da distacchi e silenzi, che deve molto alla mediazione della madre, Sabrina La Rosa.
È stata lei, secondo Alice, ad avere l'intelligenza di non allontanarla dal padre, spiegandole che i momenti di smarrimento erano solo momenti e che l'amore andava donato comunque. La stessa madre che, insieme ad Alice, ha affrontato vicissitudini economiche durissime dopo il crollo finanziario del 2009, quando la famiglia perse tutto a causa di firme false. In quel frangente, come racconta la stessa Alice, fu la creazione di una "stupenda famiglia allargata" a salvarle, una rete di affetti che ha sopperito alle mancanze del nucleo originario.
L'eredità del cognome e la scelta del teatro: "Non canto De André"
Il peso di un cognome come De André, in Italia, è un fardello che pochi possono comprendere. Per Alice, portarlo è stato un percorso a ostacoli, fatto di aspettative e pressioni, in particolare quella di dover per forza cantare. "Agli agenti e ai provini per recitare volevano spingermi per forza verso la musica: 'Vai a Sanremo, canta!'", ha rivelato, confessando di esserne uscita spesso distrutta. Da qui la scelta radicale e liberatoria del suo spettacolo teatrale, "Alice (non canta) De André", che è una dichiarazione di intenti.
Un modo per riprendersi la propria identità senza rinnegare le radici, trasformando il dolore e le aspettative altrui in materia narrativa per la comicità. I valori che dice di aver ereditato da Faber sono quelli della rabbia contro le ingiustizie, degli abusi di potere e della vocazione a dare voce agli ultimi. Un'eredità che, pur senza una nota musicale, la nipote di Fabrizio De André intende portare avanti a modo suo, con la forza delle parole e l'ironia della stand-up comedy.
A chi le chiede se a volte, guardando il nonno in quel quadro che troneggia nel salotto, senta la sua mancanza, lei risponde con la consapevolezza di chi ha imparato a convivere con un mito: parlandoci, scherzandoci e, a volte, chiedendogli di sostenere le sue scelte.
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