"I Fantastici Quattro: Gli Inizi" conquista critica e pubblico, debutto solido per il nuovo film Marvel

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe, I Fantastici Quattro: Gli Inizi, ha fatto il suo esordio nelle sale con un riscontro particolarmente positivo, sia da parte del pubblico che della critica. Sul noto aggregatore Rotten Tomatoes, il film ha ottenuto il 92% di voti favorevoli dagli spettatori, basati su oltre cinquecento valutazioni, mentre le recensioni degli esperti si attestano all’88%, con più di duecento pareri raccolti. Un risultato che, seppure preliminare, suggerisce un'accoglienza calorosa per l'adattamento della "Prima Famiglia" dei fumetti Marvel.

Diretto da Matt Shakman e interpretato da un cast di rilievo – tra cui Pedro Pascal nei panni di Reed Richards, Vanessa Kirby come Sue Storm, Joseph Quinn nella parte di Johnny Storm e Ebon Moss-Bachrach in quelle di Ben Grimm –, il film ripercorre le origini del quartetto, rielaborando il mito creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1961. Quell’albo, Fantastic Four n.1, segnò l’ingresso della Marvel nella silver age dei comic, presentando personaggi che, pur dotati di poteri straordinari, erano legati da dinamiche familiari e conflitti umani, una cifra stilistica che il nuovo adattamento sembra aver mantenuto.

Non mancano, come di consueto nel MCU, le scene post-credit, che in questo caso sono due. La prima, stando alle anticipazioni, lascia intravedere il futuro della squadra nell’universo cinematografico, mentre la seconda introduce un elemento inaspettato: la presenza di Franklin, il figlio di Reed e Sue, le cui capacità fuori dal comune potrebbero aprire nuove trame. Una scelta, questa, che dimostra come gli autori abbiano voluto ampliare fin da subito l’orizzonte narrativo, puntando su un’evoluzione che va oltre la semplice formazione del gruppo.

Parallelamente all’uscita del film, EduINAF ha pubblicato un approfondimento sulle basi scientifiche dei poteri dei Fantastici Quattro, ripercorrendo come Lee e Kirby avessero cercato – pur nella finzione – di ancorare a una parvenza di plausibilità le loro abilità. Reed Richards, con la sua elasticità, era ispirato alle proprietà dei polimeri; la invisibilità di Sue Storm richiamava gli studi sull’ottica; la fiamma di Johnny Storm si basava sulla combustione spontanea; mentre la forma rocciosa di Ben Grimm trovava un’analogia, seppure vaga, con le strutture cristalline. Un tributo alla scienza che, in qualche modo, il film ripropone, pur senza rinunciare allo spettacolo.

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