Il Fascicolo sanitario elettronico diventa operativo: dal 31 marzo scatta l’obbligo per medici e strutture, ma restano le differenze tra regioni
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Redazione Interno
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Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) compie un salto di qualità, trasformandosi da semplice deposito di referti a una vera e propria carta d’identità digitale della salute dei cittadini, sebbene il percorso verso la piena uniformità nazionale resti ancora accidentato. Dal 31 marzo, data che segna l’ultima tappa del cronoprogramma imposto dal ministero della Salute, è scattato l’obbligo per tutte le strutture sanitarie – pubbliche e private convenzionate – di adeguarsi al nuovo modello standardizzato di trasmissione dei dati. In concreto, i medici di famiglia, i pediatri e gli ospedali devono ora caricare i documenti clinici entro cinque giorni dalla prestazione, utilizzando un linguaggio comune che garantisca l’interoperabilità su scala nazionale. Si tratta di un cambiamento epocale, se si considera che fino a pochi mesi fa il sistema era caratterizzato da profonde disparità territoriali: l’ultima rilevazione ministeriale, riferita al periodo tra luglio e settembre 2025, mostrava che mentre in Emilia-Romagna l’adesione dei medici toccava quasi il 100%, in Calabria o Abruzzo si fermava a percentuali ben più basse, così come la consultazione da parte dei cittadini oscillava tra il 66% del Veneto e il 3% di alcune regioni del Sud.
L’infrastruttura digitale del Pnrr e le due anime del Fse 2.0
Il progetto non si limita, però, a una mera archiviazione digitale. Con il finanziamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che ha mobilitato oltre 610 milioni di euro per le Regioni, il Fse 2.0 è concepito come un ecosistema nazionale a doppio binario. Da un lato, mira a migliorare l’assistenza al singolo paziente, offrendo a medici e specialisti un quadro clinico immediato in situazioni di emergenza o per garantire la continuità delle cure; dall’altro, ambisce a diventare una miniera di dati per la ricerca scientifica e la programmazione sanitaria. Proprio su questo secondo versante, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo potenziale decisivo: l’analisi aggregata dei dati – provenienti da referti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso, prescrizioni e vaccinazioni – potrebbe alimentare modelli predittivi per la prevenzione o ottimizzare l’allocazione delle risorse, anche se gli esperti sottolineano che l’attuale struttura del Fse, basata ancora su documenti Pdf non interattivi, rende questa evoluzione complessa e ancora in larga parte da realizzare.
L’investimento sull’Abruzzo: corsi per 18.560 sanitari e l’adeguamento dei liberi professionisti
Un banco di prova concreto per questa transizione è rappresentato dall’Abruzzo, dove la Regione ha investito 8,1 milioni di euro per formare il personale sanitario all’uso del nuovo strumento. I dati forniti parlano di 3.130 infermieri e professionisti della salute, oltre a 742 medici, che hanno già frequentato i corsi di aggiornamento sulle competenze digitali necessarie per gestire la piattaforma, la quale ora rende disponibili fino a ventuno tipologie di documenti. Tuttavia, il quadro normativo presenta delle sfumature importanti che riguardano i liberi professionisti. Come chiarito dagli ordini professionali, l’obbligo di alimentare il Fascicolo non ricade sui medici in attività libero-professionale pura (quelli che visitano un paziente in regime privato senza convenzione), ma solo sulle strutture pubbliche e private accreditate. Per i biologi nutrizionisti, così come per altre figure, la nuova infrastruttura si configura come un’opportunità per integrare le prestazioni erogate fuori dal Servizio Sanitario Nazionale, a patto che vi sia la volontà di aderire a un sistema di interoperabilità che, al momento, non è imposto per legge a chi opera interamente in regime privatistico.
Profili giuridici, responsabilità medica e i tempi del Profilo Sanitario Sintetico
Oltre agli aspetti tecnologici, il debutto del Fse 2.0 solleva questioni delicate legate alla responsabilità professionale e alla gestione del consenso. Il cittadino mantiene il pieno controllo sui propri dati, potendo decidere chi può visualizzarli e potendo revocare il consenso in qualsiasi momento senza conseguenze sulle prestazioni. Tra le novità più attese, ma anche più complesse da implementare, c’è il cosiddetto Profilo Sanitario Sintetico (Patient Summary), un documento che raccoglie allergie, patologie croniche e terapie in corso, che deve essere redatto e firmato dal medico di medicina generale. La Federazione nazionale degli Ordini (Fnomeceo) ha però avvertito che la compilazione di questi profili richiederà anni, a causa dell’elevato carico di assistiti (mediamente 1.500 a medico) e della carenza di professionisti in molte aree del Paese. Nonostante l’obbligo di adeguamento sia scattato il 31 marzo, la strada verso un sistema realmente uniforme e completo – capace di superare il divario digitale tra Nord e Sud e di integrare pienamente l’intelligenza artificiale – è ancora lunga e costellata dalle difficoltà pratiche di una sanità che deve fare i conti con risorse umane limitate e infrastrutture regionali disomogenee.




