Il Veneto corre nella sanità digitale, ma l'Italia resta a due velocità
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Redazione Salute
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Mentre il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) procede in modo disomogeneo nel Paese, il Veneto si distingue per un’implementazione quasi completa, raggiungendo il 94% dei documenti previsti a livello nazionale, contro una media italiana ferma al 68%. I dati emergono dall’ultimo report della Fondazione Gimbe, presentato al nono Forum Mediterraneo in Sanità a Bari, che fotografa un sistema ancora frammentato, con differenze marcate tra Nord e Sud.
Se il Veneto brilla per completezza, le Marche rappresentano un paradosso: lo strumento, pur essendo attivo e utilizzato dai medici, rimane pressoché sconosciuto ai cittadini. Un divario che riflette una comunicazione inefficace, nonostante l’Fse sia concepito per semplificare l’accesso a referti, prescrizioni e certificati vaccinali, consultabili online tramite Spid, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi.
L’Emilia-Romagna, invece, svetta per utilizzo effettivo: il 92% dei cittadini ha autorizzato i medici a consultare i propri dati, e il 65% vi ha acceduto direttamente nei primi tre mesi del 2025. Numeri che lasciano indietro la media nazionale, dove solo il 42% ha dato il consenso e appena il 21% ha utilizzato il fascicolo nello stesso periodo.




