Poste Italiane inCorpora PostePay in BancoPosta, la riorganizzazione tocca anche PosteMobile

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo guidato da Matteo Del Fante, forte di un bilancio 2025 che ha fatto segnare numeri da record – utili per 2,2 miliardi in crescita del dieci per cento e ricavi pari a 13,1 miliardi, in aumento del quattro per cento –, ha messo mano alla propria architettura societaria con una manovra destinata a ridisegnare il perimetro delle sue attività. L’operazione, annunciata in queste ore e che sarà dettagliata nel nuovo piano strategico atteso entro la fine dell’anno, prevede l’integrazione di PostePay, la società che gestisce i pagamenti digitali, all’interno di BancoPosta, il ramo che storicamente si occupa dei servizi finanziari più tradizionali. Si viene così a creare un unico polo finanziario, una concentrazione di competenze e prodotti che punta a ottimizzare l’impiego del capitale e a potenziare le attività di vendita incrociata, e a capo del quale, secondo quanto filtrato, sarebbe chiamato Andrea Novelli.

Le conseguenze di questa riorganizzazione, va da sé, non si fermano ai soli servizi finanziari ma si riversano a cascata su tutte quelle attività che fino a oggi erano state collocate sotto l’egida di PostePay. Il riferimento, ed è questo l’aspetto che tocca da vicino milioni di utenti, è a PosteMobile, l’operatore di telefonia virtuale che con i suoi circa sei milioni di clienti rappresenta una realtà significativa nel panorama delle tlc, ma anche a PosteCasa Ultraveloce e a Poste Energia. Tutte queste business unit, che al momento risultano legate a doppio filo con la struttura di PostePay, cambieranno gestione e passeranno sotto il controllo diretto della capogruppo, un movimento che di fatto le separa dalla neonata entità finanziaria e le avvicina al cuore strategico dell’azienda.

La nuova architettura del gruppo e le sinergie con Tim

La mossa si inserisce in un disegno più ampio di razionalizzazione che il management di Poste Italiane sta portando avanti parallelamente al rafforzamento della partnership con Tim, di cui il gruppo è diventato primo azionista con una partecipazione che ha superato il ventisette per cento del capitale. Sono già partiti, a questo proposito, dieci gruppi di lavoro con l’obiettivo di creare collaborazioni di lungo termine, e proprio in queste settimane è iniziata la migrazione dei clienti PosteMobile verso l’infrastruttura di rete di Tim, un passaggio che comporta l’abbandono della vecchia rete Vodafone e che dovrebbe generare risparmi nell’ordine dei 25 milioni di euro. Non solo: si sta lavorando alla possibilità di distribuire i prodotti Tim all’interno degli uffici postali, un canale distributivo che potrebbe rivelarsi strategico, e dall’altra parte sono già stati lanciati prodotti assicurativi per le piccole e medie imprese nei punti vendita di Tim, iniziative che, stando alle parole dello stesso Del Fante, stanno mostrando risultati incoraggianti e che potrebbero portare ricavi aggiuntivi fino a cento milioni per Poste.

A completare il quadro di questa fase di profondo cambiamento, che arriva dopo un esercizio definito eccezionale dall’amministratore delegato in persona, c’è poi il dossier relativo al Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura cloud pensata per la pubblica amministrazione. Poste Italiane, infatti, è in trattativa per rilevare da Cassa Depositi e Prestiti il venti per cento di questa società, di cui Tim detiene già il quarantacinque per cento, un’operazione che, qualora andasse in porto, rafforzerebbe ulteriormente il ruolo del gruppo nell’ambito della digitalizzazione del paese. Mentre l’Antitrust deve ancora esprimersi sull’acquisto del quarantanove per cento di PagoPa, un’altra operazione avviata nei mesi scorsi, il management procede spedito con una riorganizzazione che tocca tutti i settori, compreso quello dei pagamenti, dove la fusione tra PostePay e BancoPosta rappresenta una tappa obbligata per liberare le sinergie stimate in almeno mezzo miliardo di euro, una cifra che comprende quattrocento milioni di risparmi sui costi informatici e centoventi milioni legati all’introduzione massiccia dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.