Postepay e BancoPosta, fusione annunciata: cosa cambia per i clienti di Poste Italiane
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Redazione Economia
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L’esercizio 2025 si chiude con numeri che, per Poste Italiane, assumono i contorni del record assoluto: 13,1 miliardi di ricavi e un utile netto pari a 2,2 miliardi, in crescita del dieci per cento rispetto all’anno precedente. Un risultato, questo, che il amministratore delegato Matteo Del Fante non ha esitato a definire “eccezionale”, soprattutto considerando il raggiungimento anticipato degli obiettivi fissati dal piano industriale 2024. La performance, trainata dai servizi finanziari e assicurativi – i primi hanno generato ricavi per 5,7 miliardi, i secondi hanno toccato quota 1,8 miliardi – ha permesso al gruppo di proporre una cedola da 1,25 euro per azione, con un incremento del sedici per cento che si traduce in una distribuzione complessiva di 1,6 miliardi ai soci. Forte di questi risultati, e in attesa che l’assemblea di aprile si esprima sul rinnovo del suo mandato, Del Fante ha già messo mano alla riorganizzazione interna, lavorando a un nuovo piano strategico – la cui presentazione è attesa entro la fine dell’anno – che vedrà nell’intelligenza artificiale un acceleratore cruciale per lo sviluppo futuro.
L’integrazione societaria e la nascita di un polo unico
Il cambiamento più significativo, destinato a riverberarsi sull’operatività quotidiana di milioni di utenti, riguarda la fusione tra PostePay e BancoPosta, un’operazione che porterà alla creazione di un hub finanziario centralizzato. Tecnicamente, come spiegato dal ceo nel corso di una conference call, le attività legate all’energia e alla telefonia, che attualmente risiedono in PostePay, verrebbero trasferite e detenute a livello di capogruppo, srandole di fatto dal nuovo polo finanziario. Questa scelta, che secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza vedrebbe Andrea Novelli alla guida del nuovo soggetto, mira a ottimizzare l’impiego del capitale e a potenziare le sinergie commerciali, sfruttando al meglio la base clienti. Per i correntisti e i possessori di carte prepagata, la fusione, prevista per l’inizio del 2027, dovrebbe tradursi in un’offerta più integrata, ma comporterà inevitabilmente una rimodulazione dei servizi accessori, come PosteMobile, Poste Energia e PosteCasa Ultraveloce, la cui gestione passerà direttamente alla holding.
Le sinergie industriali con Tim e il cloud per la PA
Parallelamente alla riorganizzazione interna, prosegue il rafforzamento della partnership con Tim, di cui Poste Italiane è diventata primo azionista con una partecipazione del 27,3%. Dieci gruppi di lavoro stanno definendo collaborazioni di lungo termine, che vanno dalla migrazione dei clienti di PosteMobile verso l’infrastruttura di rete di Tim – un passaggio che da solo dovrebbe generare circa 25 milioni di risparmi sui costi – alla distribuzione di prodotti assicurativi per le piccole e medie imprese nei punti vendita dell’operatore telefonico. Inoltre, Del Fante ha confermato l’interesse del gruppo a rilevare da Cassa Depositi e Prestiti il venti per cento del Polo Strategico Nazionale, la società nata per creare un’infrastruttura cloud sicura e sostenibile destinata a tutta la pubblica amministrazione italiana, della quale Tim detiene già il 45%.
La crescita nei servizi digitali e nella logistica
I risultati preliminari del 2025 certificano anche il buon andamento degli altri settori. I servizi PostePay, inclusivi del contributo di Poste Energia che ha superato il milione di clienti, hanno generato ricavi per 1,7 miliardi, con una crescita del 5,1%. Il transato legato ai pagamenti è aumentato del 9% e il numero complessivo di transazioni del 12%, segno di una penetrazione sempre più profonda degli strumenti digitali del gruppo. Nel settore della corrispondenza, pacchi e logistica, i ricavi hanno toccato i 3,9 miliardi nonostante il calo fisiologico della posta tradizionale; il comparto pacchi, in particolare, ha registrato un aumento dei volumi del 13,3%, trainato dalla nuova rete interna di corrieri che gestisce ormai il 43% delle consegne. Per il 2026, la guidance fornita dal management prevede un risultato operativo superiore a 3,3 miliardi e un utile netto di 2,3 miliardi, escludendo l’apporto di Tim, con l’obiettivo di mantenere un payout ratio almeno al settanta per cento.




