Rivolta nel carcere di Enna, il Sappe: «Era stata annunciata». Distrutte telecamere e occupato il vecchio padiglione

Rivolta nel carcere di Enna, il Sappe: «Era stata annunciata». Distrutte telecamere e occupato il vecchio padiglione
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   «Quella di Enna è una rivolta annunciata». La denuncia, che porta la firma del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, arriva a poche ore dalla sollevazione che ha sconvolto la Casa circondariale Luigi Bodenza, nel cuore della città siciliana. Circa centoventi detenuti, secondo le prime ricostruzioni, si sono impossessati delle sezioni del vecchio padiglione, devastando gli arredi e mettendo fuori uso le telecamere di sorveglianza, in un clima di crescente tensione che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine per riportare la calma all'interno dell'istituto.

Le ragioni della protesta e il guasto tecnico

All'origine della sollevazione, che ha assunto i contorni di una vera e propria insurrezione, vi sarebbe un fatto contingente e, per certi versi, banale: un fulmine che nei giorni scorsi aveva colpito le centraline telefoniche del carcere, mettendo fuori uso le linee e rendendo di fatto impossibile per i reclusi qualsiasi contatto con i familiari.

Un disservizio che, come riportato dall'ANSA, sarebbe stato risolto solo nella mattinata di sabato 4 luglio, ma ormai troppo tardi per arginare la rabbia accumulata dai detenuti, i quali hanno visto in quel guasto l'ennesimo simbolo di un'abbandono generalizzato. La protesta, però, non è nata dal nulla e affonda le sue radici in un malcontento che covava da tempo, alimentato da condizioni di detenzione che il sindacato definisce ormai al limite della sopportazione.

La voce del sindacato: "Anni di inerzia"

A parlare con la consueta durezza è Donato Capece, segretario generale del Sappe, affiancato dal segretario provinciale di Enna, Giuseppe Cicero, i quali non hanno usato mezzi termini nel definire l'accaduto come «l'inevitabile conseguenza di una serie di criticità che da giorni interessano il carcere e che erano state puntualmente segnalate senza che alcuno assumesse le necessarie iniziative».

Per i due rappresentanti sindacali, quanto sta avvenendo nella struttura ennese rappresenta «la conseguenza diretta di anni di inerzia, ritardi e incapacità decisionale da parte di chi avrebbe dovuto intervenire per tempo». Una denuncia che non si limita al mero episodio di cronaca, ma che allarga lo sguardo a una gestione complessiva del sistema penitenziario, giudicata carente e sorda di fronte alle richieste che giungono dal personale in prima linea.

La politica e la richiesta di interventi concreti

Sul fronte politico, il Partito Democratico di Enna Città ha fatto sentire la propria voce attraverso il segretario cittadino Giuseppe Seminara, il quale ha sottolineato come la rivolta rappresenti «l'ennesimo segnale di un sistema penitenziario lasciato nell'abbandono da un Governo nazionale e da una maggioranza regionale che sulla sicurezza hanno costruito gran parte della propria propaganda politica».

L'intervento di Seminara sposta il tiro sulla necessità di destinare risorse fresche e personale aggiuntivo agli istituti di pena, auspicando interventi che vadano oltre le dichiarazioni di circostanza e che tocchino concretamente i nodi strutturali di un carcere, quello di Enna, che da tempo lamenta carenze organizzative e organici ridotti all'osso.

Nel frattempo, gli agenti di polizia penitenziaria, rimasti a lungo in balia degli eventi, attendono ora di conoscere le sorti dei detenuti coinvolti nei disordini e le eventuali misure che verranno adottate per ripristinare pienamente la legalità all'interno del padiglione devastato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.