Rivolta nel carcere di Enna, detenuti occupano il vecchio padiglione e distruggono le telecamere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un centinaio di detenuti ha preso il controllo di alcune sezioni del vecchio padiglione della casa circondariale "Luigi Bodenza" di Enna, danneggiando le telecamere di videosorveglianza e provocando ingenti danni alla struttura. La rivolta, che ha portato all'occupazione delle aree dell'istituto, rappresenta l'ultimo episodio di una tensione che da giorni covava all'interno del penitenziario siciliano.

La scintilla della protesta: il blackout telefonico

L'elemento che ha innescato la scintilla, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato un disservizio alle linee telefoniche, causato da un fulmine che nei giorni scorsi aveva colpito le centraline dell'istituto, rendendo di fatto impossibili i contatti tra i ristretti e i propri familiari. Nonostante il guasto sia stato riparato nella mattinata di sabato 4 luglio, i detenuti hanno ugualmente dato inizio alla sommossa, impossessandosi delle sezioni e distruggendo gli apparati di sicurezza.

A quanto pare, la situazione era già resa critica da un clima di forte malcontento, dovuto anche alle condizioni strutturali del vecchio padiglione, giudicate ormai inaccettabili, e che da tempo sarebbero al centro di richieste di intervento da parte del personale penitenziario.

Numeri e condizioni di sicurezza

Secondo i dati forniti dal sindacato e dalle agenzie, all'interno del carcere erano presenti circa 200 detenuti, a fronte di una presenza di soli 6 o 7 agenti di polizia penitenziaria in servizio al momento dello scoppio della rivolta. Questa forte scopertura di organico, aggravata dal periodo estivo e dai piani ferie, avrebbe reso ancora più difficile il controllo della situazione. La protesta, secondo alcune fonti sindacali, era stata ampiamente annunciata a causa delle criticità mai risolte.

Già nei giorni scorsi, all'interno dello stesso istituto, si era verificato un tentativo di evasione, il secondo in poco tempo, che aveva portato alla denuncia della situazione da parte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE). In quell'occasione, il sindacato aveva segnalato la possibilità per alcuni detenuti di scavalcare i muri di recinzione interna, nonché la presenza di un padiglione che necessiterebbe di una chiusura immediata per una profonda ristrutturazione.

La reazione delle forze dell'ordine

L'istituto di pena è stato immediatamente circondato da carabinieri, polizia e guardia di finanza, mentre la polizia penitenziaria ha richiesto rinforzi ai colleghi di altre carceri. L'area è sotto stretta osservazione e sono attesi anche agenti del Gruppo Intervento Operativo (GIO) provenienti da Catania. Al momento non sono state rese note le conseguenze per le persone coinvolte né l'entità complessiva dei danni, ma la situazione è monitorata costantemente dalle autorità.

Il presidente nazionale della Confederazione sindacati penitenziari, Mimmo Nicotra, ha denunciato la grave carenza di personale e il mancato trasferimento dei detenuti per permettere la ristrutturazione dell'edificio, definito ormai vetusto. Secondo i sindacati, le richieste di intervento sui padiglioni fatiscenti sono rimaste lettera morta, nonostante i finanziamenti per i lavori risultino già stanziati.

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