Vivere più a lungo non basta: la sfida italiana è invecchiare in salute

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Vivere più a lungo è una conquista, ma non può essere l’unico obiettivo. La questione decisiva è come si vivono gli anni guadagnati: con quale stato di salute, quanta autonomia, quali relazioni e quale possibilità di continuare ad avere un ruolo nella società. È attorno a questa domanda che si intrecciano alcuni dei temi più importanti legati all’invecchiamento: prevenzione, alimentazione, solitudine, trasformazione delle famiglie, accesso ai servizi e partecipazione sociale.

L’Italia tra i paesi più longevi d’Europa

Secondo recenti dati Istat, nel 2026 la speranza di vita in Italia è salita a 83,4 anni, un valore che colloca il Paese ai vertici della classifica europea. La crescita riguarda sia gli uomini sia le donne, con un guadagno medio di sette anni tra il 1990 e il 2024. I dati Eurostat confermano questa posizione di eccellenza: nel 2024 l’Italia si è attestata a 83,7 anni, sopra la media dell’Unione europea ferma a 81,7 anni.

Arrivare a ottant’anni non è più un’eccezione, ma una prospettiva concreta per gran parte della popolazione. Questo risultato, tuttavia, non coincide automaticamente con una vita più lunga in buona salute: gli ultimi anni possono essere segnati da malattie croniche, limitazioni e perdita di autonomia.

Il divario tra durata e qualità della vita

È proprio questa distanza a emergere dal confronto tra le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e i dati italiani. La speranza di vita in buona salute, secondo il Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, si attesta a 59,1 anni: 60,2 anni per gli uomini e 58,0 per le donne, con un incremento di quasi un anno rispetto al 2024. La differenza tra i due valori, superiore ai vent’anni, rappresenta il tempo che molte persone trascorrono convivendo con una malattia cronica o con qualche forma di limitazione.

Permangono inoltre differenze territoriali significative. L’aspettativa di vita è di 85 anni nella Provincia autonoma di Trento e in quella di Bolzano, mentre scende a 82 anni in Campania, a 82,5 in Sicilia e a 82,7 in Calabria. Il divario tra le regioni più longeve e quelle meno longeve raggiunge i tre anni.

La solitudine come moltiplicatore di fragilità

Un altro elemento incide profondamente sulla qualità degli anni guadagnati: la condizione abitativa e relazionale degli anziani. Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, gli over 65 rappresentano il 46,5 per cento del totale delle persone sole, una realtà prevalentemente femminile (69,2 per cento). Dopo i 74 anni, quasi una donna su due vive da sola, principalmente a causa della vedovanza, che interessa il 64,8 per cento degli anziani soli.

Il fenomeno si accompagna a una crescente condizione di isolamento sociale. Il Report statistico nazionale 2026 di Caritas italiana rileva che negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 assistiti dai centri di ascolto è aumentato del 191 per cento, passando dal 7,7 al 15,4 per cento dell’utenza complessiva. Le persone che vivono sole sono salite dal 23,8 al 32,9 per cento del totale degli assistiti.

Secondo il rapporto, la solitudine agisce come un moltiplicatore delle fragilità: il 59,9 per cento delle persone sole sperimenta forme di povertà multipla, con difficoltà economiche, sanitarie e abitative concomitanti.

Il Piano nazionale per la non autosufficienza

Su questo scenario è intervenuto il Governo con l’approvazione, lo scorso 2 ottobre a Palazzo Chigi, del primo Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana. Il provvedimento, varato dal Comitato interministeriale presieduto dal Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, destina oltre 1,5 miliardi di euro per il triennio 2025-2027 a valere sul Fondo per la non autosufficienza.

Il Piano introduce i Punti Unici di Accesso nelle Case di Comunità, dove l’anziano potrà ricevere una valutazione multidimensionale da parte di un’équipe specializzata e, se necessario, un progetto assistenziale individualizzato. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’assistenza a domicilio, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare il personale sociosanitario.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone ha definito la misura «una sfida importante per il nostro futuro, un investimento sul benessere delle persone attraverso la costruzione di un modello di presa in carico capace di accompagnare l’invecchiamento con servizi adeguati, attenzione alle persone e sostegno alle famiglie».

Nel corso della stessa riunione, il Comitato ha approvato le Linee guida sul Senior Cohousing e sul Cohousing intergenerazionale, per un abitare condiviso mirato a contrastare la solitudine, l’isolamento e le fragilità degli anziani.

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