Mkhitaryan e l'addio di Inzaghi: "È stato doloroso per le modalità"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Henrikh Mkhitaryan, la cui presenza in mezzo al campo è divenuta un cardine insostituibile per le sorti dell'Inter, ha rotto il silenzio, affidando le proprie riflessioni a un libro che è molto più di una semplice autobiografia. In "La mia vita sempre al centro", il centrocampista armeno ripercorre, con la pacatezza di chi ha vissuto momenti di intensa pressione, il complicato congedo di Simone Inzaghi dalla panchina nerazzurra. Un distacco, quello avvenuto dopo la finale di Champions League di Monaco di Baviera, che non è scivolato via senza lasciare un solco profondo, anzi, è stato assimilato dai giocatori come un evento carico di significati non tutti facilmente digeribili. Mkhitaryan, che il tecnico piacentino lo aveva voluto con determinazione e che raramente aveva accettato di farne a meno nelle formazioni titolari, sottolinea come la squadra fosse immersa in un clima di attese e di sollecitazioni, provenienti sia dall'esterno del gruppo che dall'interno dello stesso ambiente, che rendevano quel passaggio particolarmente delicato.

Un congedo brusco e il peso delle parole non dette

Ciò che emerge con forza dalle pagine del volume è la percezione di un addio gestito in maniera brusca, un episodio che ha causato un dolore lancinante non tanto per la separazione in sé, quanto per le modalità con cui è stata condotta. "Inzaghi non affrontava l'argomento", rivela Mkhitaryan, delineando l'immagine di un allenatore che, forse per una forma di riserbo o per la complessità della situazione, evitava di aprire un confronto diretto su quanto stava accadendo. Questa mancanza di dialogo, questa assenza di un confronto chiarificatore, ha contribuito a rendere l'episodio più amaro del previsto, lasciando alcuni di loro con delle domande inevase. A tutto questo si univa, naturalmente, la ferita ancora aperta della sconfitta subita contro il Paris Saint-Germain, un evento che di per sé aveva già segnato profondamente l'animo della squadra.

Le scelte di campo e lo sguardo al futuro

Il calciatore, la cui carriera è un esempio di longevità agonistica, ha anche avuto modo di chiarire le voci che lo vedevano vicino a una possibile destinazione in Arabia Saudita, scelta che ha categoricamente respinto con una dichiarazione di appartenenza: "Ho rifiutato, sono interista". Una presa di posizione netta che chiude ogni speculazione e che delinea la sua volontà di rimanere un punto di riferimento per il progetto nerazzurro. Quando poi l'attenzione si sposta sugli obiettivi della nuova stagione, le sue parole sono un impegno preciso: "Daremo tutto per lo scudetto". Un obiettivo collettivo che non ammette distrazioni, neppure quando il dibattito esterno prova a instaurare un parallelo, quasi un derby personale, con un altro campione della sua generazione come Luka Modric.

Modric come esempio e la benedizione per un talento

Mkhitaryan, infatti, smorza immediatamente qualsiasi accostamento competitivo, spiegando che "non è un derby tra noi, è Inter-Milan". Tuttavia, non nasconde una profonda ammirazione per il croato, che definisce "un esempio per chi ama questo gioco e crede nel calcio", riconoscendogli una carriera straordinaria e una mentalità che gli permetterà di durare ancora per diversi anni ai massimi livelli. Questo sguardo verso un collega così longevo si accompagna, nel racconto del centrocampista, a una capacità di volgere lo sguardo anche verso i giovani talenti, come quando ha espresso un'autorevole benedizione verso Sucic, del quale ha preconizzato "un grande futuro", dimostrando una visione del calcio che va oltre il momento contingente.

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