Il ritorno (a sorpresa) delle cuffie con il filo nella generazione Z

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Sembrava una battaglia già archiviata, sepolta sotto l’ondata di plastica bianca degli AirPods e la retorica del “future is wireless”; e invece, nel 2026, ci troviamo a fare i conti con un’inversione di tendenza che nessuno si aspettava. Le cuffie col filo, quelle che molti avevano relegato in fondo a un cassetto insieme ai vecchi iPod o ai caricabatterie a muro, sono tornate improvvisamente di moda. A guidare questa controtendenza non è un nostalgico boomer, ma la generazione Z: ragazzi che da piccoli hanno visto la scomparsa del jack audio dagli smartphone – quando Apple, nel settembre del 2016, lo rimosse dall’iPhone 7 – e che oggi riscoprono il cavo come un simbolo di stile o, più semplicemente, come una scelta di pragmatica sopravvivenza quotidiana.

Perché i giovani abbandonano (in parte) il Bluetooth

Il fenomeno, lungi dall’essere una semplice operazione nostalgia, affonda le radici in una frustrazione tecnologica molto concreta. Lo stress da batteria, la latenza del suono nei giochi o nei video, e la paura di perdere l’auricolare durante una corsa stanno spingendo molti utenti a ripiegare sulla vecchia tecnologia “plug and play”. I cavi, in questo senso, offrono zero latenza, assenza di interferenze e una qualità audio superiore a parità di prezzo. Non a caso, lo scorso 6 maggio, testate come Sky TG24 hanno raccontato come celebrità del calibro di Zendaya, Lily-Rose Depp e l’attrice Zoe Kravitz siano state fotografate con gli auricolari cablati ben in vista; quest’ultima, durante un podcast, ha liquidato la questione con un secco “il Bluetooth non funziona”. Questa avversione per l’instabilità del segnale, mista al fascino estetico dello “Y2K” (il ritorno allo stile degli anni Duemila), ha trasformato le semplici cuffiette bianche – spesso le stesse che Apple vendeva in bundle con i vecchi iPhone – in un accessorio cult.

Numeri alla mano: la ripresa del mercato

A certificare che non si tratta solo di una passerella social ci pensano i dati della società di analisi Circana, ampiamente ripresi dalla stampa specializzata. Dopo cinque anni consecutivi di calo, il mercato ha registrato un’inversione di rotta nella seconda metà del 2025, consolidando il trend nelle prime settimane del 2026. Nello specifico, si parla di un aumento dei ricavi del 20% nei primi mesi di quest’anno, un balzo significativo che indica come i consumatori (soprattutto quelli under 30) stiano rivalutando la semplicità d’uso. Le si preferisce non solo per l’affidabilità, ma anche per una questione economica di fondo: se le controparti wireless di alta qualità costano centinaia di euro, un paio di cuffie con cavo offre prestazioni eccellenti a una frazione del prezzo, eliminando anche il fastidio delle batterie al litio che, col tempo, si deteriorano inesorabilmente.

Un uso parallelo e non sostitutivo

È bene chiarire, comunque, che non si tratta di una resa del wireless, né di una sua scomparsa. Quanto sta accadendo ora è piuttosto la maturazione di un mercato che diventa sempre più policentrico: gli auricolari true wireless restano i re indiscusse della mobilità e della comodità in palestra, ma il cavolo sta riconquistando quelle fette di utilizzo dove la stabilità è prioritaria. Secondo un’analisi di Futuresource Consulting, i consumatori possiedono ormai in media più di due paia di cuffie, alternandole a seconda del contesto – commuting, gaming, lavoro – un fenomeno particolarmente evidente proprio tra i più giovani. In questo scenario, i cavi tornano utili per chi cerca un ascolto “puro”, senza lo stress di dover ricordare di caricare l’astuccio la sera prima. Una quieta rivoluzione, insomma, che restituisce dignità a un oggetto che tecnologicamente non era mai morto, era solo stato dato per scontato.

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