Berlino a vertice sul futuro Ucraina, mentre Mosca alza la posta e Kiev colpisce nel Caspio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diplomazia europea si prepara a un nuovo appuntamento cruciale, che – come annunciato dal politico tedesco – vedrà riunirsi a Berlino i protagonisti di una partita i cui equilibri, dopo il recente voto americano, appaiono in costante ridefinizione. L’agenda, stando alle dichiarazioni pubbliche, è quella consueta, che ruota attorno ai temi della pace, della sicurezza e della complessa ricostruzione di un paese martoriato; ma lo scenario geopolitico nel quale si inserisce il vertice è mutato sensibilmente, con Washington che, sotto la presidenza di Donald Trump, sembra voler rivedere alcuni assunti della propria politica estera, un elemento di incertezza che grava non poco sulle trattative.

Mentre i tavoli vengono allestiti, dalle steppe al mare le ostilità continuano a travalicare i confini tradizionali, assumendo una dimensione sempre più asimmetrica. Proprio ieri, infatti, fonti dei servizi di intelligence ucraini hanno rivendicato un’operazione senza precedenti: un raid condotto con droni a lungo raggio contro la piattaforma petrolifera e gas Filanovsky, infrastruttura offshore di proprietà del gigante energetico russo Lukoil e situata nel Mar Caspio. Si tratta, secondo quanto riferito, del primo attacco sferrato da Kiev contro un impianto legato alla produzione di idrocarburi in quella remota regione, un’area che Mosca considerava finora al sicuro da simili offensive. Gli effetti dell’assalto, che avrebbe interessato almeno quattro punti distinti della struttura, sono stati immediati, avendo portato – secondo le medesime fonti – all’interruzione forzata dell’estrazione di greggio e gas da oltre venti pozzi.

L’azione, per quanto strategicamente significativa nel tentativo di minare le risorse economiche che alimentano lo sforzo bellico avversario, giunge in un momento di massima tensione verbale tra il Cremlino e le capitali europee. Il ministro degli Esteri russo, da parte sua, ha infatti lanciato un nuovo e durissimo monito all’indirizzo dell’Unione Europea, dichiarando che Mosca è pronta allo scontro, parole che riecheggiano minacciose e che sembrano voler respingere qualsiasi tentativo di mediazione non condotto esclusivamente sui dettati imposti dal governo di Vladimir Putin. Le sue dichiarazioni, che parlano esplicitamente di una “svolta” nelle relazioni con gli Stati Uniti, ribadiscono con fermezza le condizioni poste per un eventuale accordo, condizioni che Kiev e i suoi alleati hanno più volte giudicato inaccettabili, equiparabili a una capitolazione.

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