Ucraina colpisce per la prima volta una piattaforma petrolifera russa nel Mar Caspio
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Redazione Esteri
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I droni a lungo raggio dell'intelligence ucraina hanno centrato nella notte l'impianto offshore Filanovsky, di proprietà della Lukoil, interrompendo l'estrazione di idrocarburi da oltre venti pozzi. La struttura, come riportato dai media di Kiev citando fonti dell'Sbu, si trova nel settore russo del Mar Caspio e il suo attacco, con almeno quattro impatti registrati, segna una prima assoluta per il teatro di guerra-1-4-5. L'operazione, rivendicata come un'azione del Centro operazioni speciali "Alpha" dell'Sbu, si inserisce in una più ampia ondata di attacchi notturni che, secondo la difesa russa, ha coinvolto centinaia di velivoli senza pilota, alcuni dei quali diretti verso la regione di Mosca, costringendo alla chiusura temporanea dei principali aeroporti della capitale-1-4.
Un bersaglio strategico nel Mare Caspio
Il giacimento Vladimir Filanovsky, scoperto nel 2005 e entrato in produzione su larga scala undici anni dopo, rappresenta uno dei più importanti giacimenti scoperti nell'epoca post-sovietica, con riserve stimate in 129 milioni di tonnellate di petrolio e 30 miliardi di metri cubi di gas. La scelta di questo obiettivo, situato a oltre mille chilometri dal territorio ucraino, dimostra la crescente capacità proiettiva di Kiev e l'intenzione di colpire asset energetici di alto valore, che riforniscono il consorzio Caspian Pipeline Consortium (CPC). Una fonte dell'Sbu ha dichiarato che l'operazione costituisce un "promemoria" per Mosca, affermando che tutte le imprese che lavorano per lo sforzo bellico sono obiettivi legittimi, indipendentemente dalla loro localizzazione.
La complessa geografia degli interessi energetici
L'escalation degli attacchi alle infrastrutture energetiche russe, sebbene miri a ridurre le entrate fiscali che finanziano l'esercito del Cremlino, solleva interrogativi sulle ricadute internazionali. Il CPC, attraverso cui veniva esportato il petrolio di Filanovsky, trasporta principalmente greggio kazako, proveniente da giacimenti sviluppati da colossi energetici occidentali come ExxonMobil, Chevron, Eni e Shell. Danneggiare questo corridoio di esportazione, come avvenuto in un precedente attacco a un terminale a Novorossiysk a fine novembre, rischia quindi di colpire gli interessi economici di alcuni alleati di Kiev e di creare attriti con Astana, la cui economia dipende fortemente da quella via di transito. Il Kazakhstan, nazione senza sbocco al mare con opzioni di esportazione alternative limitate, ha già espresso irritazione per le offensive, ricevendo da Kiev l'accusa di una posizione insufficientemente ferma verso la Russia.
Il contesto diplomatico e le reazioni di Mosca
L'offensiva dei droni si consuma in un momento di intensa attività diplomatica, con l'Ucraina che ha recentemente inviato la sua risposta formale al piano di pace statunitense, mentre il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha annunciato di aver trasmesso a Washington nuove proposte sulle "garanzie di sicurezza collettiva". La Russia, da parte sua, definisce sistematicamente questi attacchi alle infrastrutture energetiche come "atti di terrorismo", sottolineando il loro carattere civile e il ruolo nel garantire la sicurezza energetica globale. Mentre le autorità russe dichiarano di aver abbattuto la maggior parte dei droni, le interruzioni operative a importanti snodi, come gli aeroporti e le piattaforme di estrazione, segnalano l'impatto tangibile di queste campagne a lungo raggio.




