Airbus prepara l'addio ai server americani: corsa al cloud europeo per blindare i dati
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Redazione Economia
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Il colosso aeronautico europeo, che opera sia nel civile che nel militare, ha avviato una svolta strategica destinata a fare scuola, voltando le spalle ai giganti statunitensi del cloud computing. La mossa, maturata nel pieno di tensioni geopolitiche e commerciali tra Washington e Bruxelles, mira a creare uno scudo digitale attorno alle informazioni più sensibili, quelle che riguardano progetti avanzati e programmi informatici di avanguardia. Catherine Jestin, vicepresidente per gli Affari digitali del gruppo, ha confermato all'emittente francese Bfm l'intenzione di trasferire applicazioni e dati "mission critical" su un'infrastruttura "digitalmente sovrana" nel Vecchio Continente. L'obiettivo, reso ancora più urgente dalla nuova amministrazione di Donald Trump alla Casa Bianca, è ridurre l'esposizione a normative come il Cloud Act, la legge statunitense del 2018 che può costringere i provider sotto giurisdizione americana a consegnare dati custoditi anche al di fuori degli Stati Uniti.
La gara d'appalto da 50 milioni
Per concretizzare questo ambizioso progetto, Airbus lancerà una gara d'appalto all'inizio del 2026, il cui valore potrebbe raggiungere, secondo le stime, la cifra di 50 milioni di euro in un decennio. Jestin ha valutato in circa l'80% le possibilità di individuare una soluzione europea che risponda ai requisiti stringenti di sicurezza e performance del gruppo. Si tratta di un passo decisivo, che segnerebbe l'addio ad Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure per le operazioni più delicate, pur senza escludere del tutto, almeno per il momento, una collaborazione per servizi meno critici. La scelta di Airbus, dunque, non è dettata da una semplice preferenza tecnologica, bensì da una precisa esigenza di autonomia strategica in un settore, quello della difesa e dell'aerospazio, dove la protezione dei segreti industriali è fondamentale.
Una sfida tecnologica e geopolitica
La transizione verso un cloud "veramente sovrano" rappresenta una sfida di notevole complessità, poiché implica superare gap tecnologici e di scala che ancora separano gli operatori europei dai colossi di Silicon Valley. Tuttavia, la decisione di Airbus si inserisce in un quadro politico più ampio, che vede l'Unione Europea spingere da tempo per una maggiore "sovranità digitale", cercando di limitare la dipendenza da tecnologie extracomunitarie. La mossa del costruttore di aerei, del resto, potrebbe aprire la strada ad altri grandi attori industriali europei, i quali, osservando con attenzione l'esito dell'operazione, potrebbero a loro volta decidere di seguire lo stesso percorso per mettere al riparo i propri dati sensibili.
Implicazioni per l'industria continentale
L'iniziativa di Airbus, se avrà successo, potrebbe innescare un significativo riassetto del mercato europeo dei servizi cloud, fornendo una spinta propulsiva agli operatori locali. Si parla, non a caso, di un cloud "europeo", che dovrà garantire non solo l'hosting dei dati sul suolo dell'Unione, ma anche il controllo totale da parte di soggetti legali europei, al di fuori della portata di legislazioni extraterritoriali. È una risposta concreta, che va oltre le dichiarazioni di principio, a preoccupazioni divenute centrali nelle agende dei board delle grandi ration, specialmente dopo episodi di cronaca nera e indagini giudiziarie che hanno evidenziato i rischi dell'accesso indiscriminato a informazioni riservate. La posta in gioco è alta, perché proteggere il know-how industriale significa tutelare la competitività e l'indipendenza tecnologica di un intero continente.




