Airbus prepara l'addio ai giganti del cloud Usa, gara da 50 milioni per la sovranità digitale europea
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Redazione Economia
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Il colosso aeronautico europeo Airbus, costruttore di velivoli sia civili che militari, ha avviato una decisa sterzata verso l'autonomia strategica digitale, annunciando l'intenzione di abbandonare i servizi cloud dei principali operatori statunitensi. La decisione, motivata dalla necessità di proteggere un patrimonio di dati e progetti definiti "estremamente sensibili" da un punto di vista nazionale ed europeo, si concretizzerà all'inizio del 2026 con una gara d'appalto dal valore potenziale di oltre 50 milioni di euro nell'arco di un decennio. Catherine Jestin, executive vice president digital del gruppo, ha sottolineato come l'obiettivo primario sia migrare applicazioni fondamentali – quali i sistemi ERP, quelli per la gestione della produzione e i software per la progettazione degli aeromobili – verso un'infrastruttura che possa essere considerata “veramente sovrana”, ponendo così fine a una dipendenza tecnologica ormai percepita come un rischio.
Le ragioni di una scelta strategica
Alla base di questa svolta epocale, che vede il gigante di Tolosa voltare le spalle ad Amazon, Google e Microsoft, risiedono considerazioni geopolitiche e giuridiche ben precise, maturate nel contesto delle attuali tensioni transatlantiche. Il timore, non dichiarato esplicitamente ma chiaramente percepibile, è che le normative extraterritoriali degli Stati Uniti, prime fra tutte il Cloud Act, possano in futuro consentire alle autorità americane di accedere a dati custoditi su server di aziende soggette alla loro giurisdizione, anche se fisicamente ubicati in territorio europeo. Si tratta di un'ipotesi, questa, che risulta del tutto incompatibile con la natura degli asset informatici di Airbus, i quali comprendono, com'è ovvio, anche informazioni strettamente legate alla difesa e alla sicurezza collettiva.
La ricerca di un'alternativa continentale
La mossa di Airbus, dunque, non rappresenta un semplice cambiamento di fornitore bensì un tentativo ambizioso di stimolare il mercato europeo affinché sia in grado di offrire una soluzione credibile e all'altezza delle esigenze di un'industria ad altissima tecnologia. Jestin ha indicato una probabilità pari all'80% di riuscire a identificare un'offerta continentale adeguata, lanciando di fatto una sfida agli operatori del Vecchio Continente. La posta in gioco, oltre al consistente investimento economico, è la creazione di un ecosistema digitale indipendente che possa garantire quella “sovranità” ormai ritenuta essenziale tanto quanto quella industriale o politica, blindando così due pilastri del proprio operato: la proprietà intellettuale dei progetti più avanzati e i programmi informatici che ne governano lo sviluppo.
Implicazioni per il settore e le politiche Ue
Questa iniziativa, che segue il percorso tracciato da altri progetti come Gaia-X, si inserisce in un dibattito europeo sempre più acceso sulla necessità di ridurre le vulnerabilità strategiche in ambito tecnologico. La scelta di un attore industriale di primo piano come Airbus, la cui attività tocca da vicino gli interessi di sicurezza di molti stati membri, conferisce un peso particolare alla questione, trasformandola da argomento di policy a esigenza operativa urgente. La migrazione, una volta trovato il partner adatto, riguarderà proprio quelle applicazioni “mission-critical” che costituiscono il cuore digitale dell'azienda, segnando un punto di non ritorno in un processo di distacco dai server americani che è destinato a essere osservato con attenzione da tutti i grandi player industriali del continente.




