A Trieste nessuno crede al suicidio di Liliana Resinovich, la testimonianza di Claudio Sterpin a Verissimo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Una voce ferma, segnata da un dolore mai sopito ma lucida nel suo racconto, è risuonata domenica 19 ottobre 2025 nel salotto di Verissimo, su Canale 5, dove Claudio Sterpin, bersagliere e marciatore di lungo corso, ha portato la propria testimonianza sul caso di Liliana Resinovich. Intervistato da Silvia Toffanin in un colloquio intenso e durato oltre venti minuti, l'uomo, che con la Resinovich condivideva un legame profondo e speciale, ha dipinto un quadro che si discosta sensibilmente dalla versione ufficiale, sostenendo con convinzione che a Trieste, la loro città, pochi credono all'ipotesi del suicidio. La sua compostezza militare, unita a una palpabile emozione, ha dato un tono di grande credibilità al suo intervento, trasformandolo in una sorta di portavoce di un sentire comune che chiede giustizia.
Il racconto di un'amicizia e i dubbi sul marito
Sterpin, il cui rapporto con Liliana era fatto di complicità e sostegno reciproco, ha rivelato particolari inediti sul rapporto tra la donna e il marito, Sebastiano Visintin, fornendo un contesto più articolato alla vicenda. Se ne sono sentiti di tutti i colori, ha spiegato, riferendosi alle molte voci che hanno circolato dopo la tragedia, ma le sue parole hanno messo in luce dinamiche di coppia che appaiono, almeno stando al suo racconto, ben più complesse di quanto non sia stato finora rappresentato. Senza scendere in dettagli espliciti, ha lasciato intendere che la realtà dei fatti potrebbe essere diversa, concentrandosi sulla personalità e sulla vita di Liliana, descritta come una persona vitale e lontanissima dall'idea di un gesto estremo.
La ricerca della verità oltre le apparenze
L'intera intervista è stata percorsa da un filo di commozione, tenuto però sempre sotto controllo dalla dignità del bersagliere, il quale ha ribadito più volte la sua fiducia nel fatto che la verità, prima o poi, verrà a galla. La sua non è stata una semplice dichiarazione di sfiducia verso le conclusioni investigative, ma un vero e proprio atto d'accusa verso una ricostruzione che considera frettolosa e incompleta. Attraverso le sue parole, il caso si è riacceso nei toni di una richiesta di approfondimento, che guarda alle inchieste in corso con la speranza che i sviluppi giudiziari possano fare piena luce su quanto accaduto.
Una città che non dimentica
La figura di Sterpin, con il suo passo deciso e il suo portamento, ha simbolicamente rappresentato l'anima di una città che non si rassegna e che continua a porsi domande. Il suo intervento a Verissimo ha ridato voce non solo al suo personale dolore, ma anche a un sentimento collettivo di ricerca di giustizia, mostrando come certi fatti, soprattutto quando riguardano persone care, lascino un segno indelebile e spingano a non arrendersi. Il suo messaggio, per quanto carico di sofferenza, è stato un inno alla tenacia e alla verità, elementi che continuano a caratterizzare le indagini e l'attenzione pubblica sul caso.




