Ubs, il banchiere più pagato d'Europa verso l'addio: lascerà nel 2027, si apre la partita della successione
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Redazione Economia
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Sergio Ermotti, che ha costruito la propria carriera fra i piani alti di giganti della finanza come Citi, Merrill Lynch e Unicredit, sta valutando di lasciare la guida del colosso bancario elvetico Ubs nell'aprile del 2027, secondo quanto anticipato dal Financial Times sulla base di informazioni raccolte da fonti ben informate. L'amministratore delegato, il più longevo nella storia della banca dopo averla diretta per quasi un decennio dal 2011 al 2020 per poi ritornarne al timone in un momento delicato, avrebbe quindi comunicato al consiglio di amministrazione, il quale non avrebbe ancora formalizzato le tempistiche definitive della transizione, la propria intenzione di avviarsi verso l'uscita di scena. Una partita, quella della successione, che si annuncia complessa e di grande interesse per i mercati, considerando il ruolo centrale che Ubs ricopre nel sistema finanziario globale dopo l'acquisizione di Credit Suisse.
I nomi in lizza per la successione
Tra i potenziali eredi, come riportano gli analisti che seguono da vicino le dinamiche della banca, spicca il nome di Aleksandar Ivanovic, attuale responsabile della divisione asset management dell'istituto, la cui esperienza internazionale e competenza gestionale sono ritenute asset di primaria importanza. Accanto a lui, tuttavia, figurano con un profilo altrettanto solido i due co-responsabili del wealth management, Iqbal Khan e Robert Karofsky, le cui performance nella gestione della clientela privata — settore nevralgico per la profitabilità del gruppo — sono da anni sotto i riflettori degli investitori. Non va dimenticata, in questo contesto, neppure la direttrice operativa Beatriz Martin Jimenez, la cui profonda conoscenza dei meccanismi interni e degli aspetti regolatori costituisce un ulteriore elemento da valutare con attenzione.
Il fantasma di Orcel e un percorso interrotto
La storia recente della banca, del resto, è segnata da un altro nome che inevitabilmente torna alla ribalta in queste circostanze: quello di Andrea Orcel, oggi amministratore delegato di Unicredit. L'attuale numero uno della banca italiana, quando ricopriva il ruolo di presidente della divisione investment banking di Ubs, era universalmente considerato il delfino designato, il banchiere predestinato a raccogliere il testimone. Il suo percorso, tuttavia, subì una brusca deviazione quando accettò — per poi vedersi revocare l'incarico in circostanze che portarono a una lunga vertenza legale — la guida del Banco Santander, episodio che si concluse con un ingente risarcimento a suo favore. La possibilità di un suo ritorno in scena, sebbene non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, aleggia dunque sull'intera faccenda, alimentando un rumor che gli addetti ai lavori faticano a sedare.
Le implicazioni per un gruppo in fase di assestamento
L'eventuale passaggio di consegne, che avverrebbe in un periodo di relativa stabilizzazione dopo la tumultuosa integrazione dell'ex rivale, rappresenta una fase critica per un istituto che deve confermare la propria solidità agli occhi dei clienti e degli azionisti. Ermotti, che lo scorso anno è risultato il banchiere europeo con la retribuzione più elevata, ha guidato l'istituto attraverso una delle crisi più profonde della storia bancaria svizzera, orchestrando l'operazione che ha ridisegnato completamente il panorama del settore nel paese. La scelta del suo successore, pertanto, non sarà dettata soltanto da logiche di profilo individuale ma dovrà tenere conto della necessità di garantire continuità strategica e di gestire l'enorme portafoglio di attività, senza trascurare le sfide poste dall'evoluzione normativa e dalla congiuntura economica internazionale, alla quale si aggiungono le nuove dinamiche geopolitiche con l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.




