Colapietro e Varani, due delitti in appartamento che non sono lo stesso caso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi dieci anni di distanza, due vicende di cronaca nera tornano a incrociarsi nel racconto pubblico per una serie di analogie che, a un esame più attento, rivelano differenze profonde. Da un lato il caso di Luca Varani, il ventitreenne torturato e ucciso a Roma nel marzo del 2016; dall'altro quello di Fabio Colapietro, il trentanovenne i cui resti sono stati trovati in un appartamento di via Gulli a Torino alla fine di settembre del 2026.

Il ritrovamento a Torino e i provvedimenti della magistratura

Sul corpo di Colapietro sarà eseguita l'autopsia, affidata ai medici legali Roberto Testi e Greta Cena, per determinare le cause esatte del decesso. L'inchiesta, coordinata dalla pm Lea Lamonaca, ha portato alla custodia cautelare in carcere per tre persone. Cristian Matheus De Oliveira Morando, ventiseienne, è indagato per l'omicidio e ha ammesso davanti al giudice di aver ucciso l'uomo durante una colluttazione, sostenendo però che l'evento non fosse programmato.

Nicole Formichetti, quarantasette anni, insegnante di italiano in un istituto di Ciriè, che abitava nell'appartamento di via Gulli, è indagata per favoreggiamento e concorso in occultamento di cadavere, e durante l'interrogatorio di garanzia si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La terza persona coinvolta è Keith Simon Domingo Butig, ventidue anni, accusata degli stessi reati.

La ricostruzione emersa dalle indagini e le versioni contrastanti

Secondo il racconto fornito da De Oliveira Morando, la vicenda sarebbe iniziata il 20 settembre, quando un gruppo di persone si è riunito nell'abitazione della docente per quello che doveva essere un festino protrattosi per giorni, durante il quale sarebbero state consumate sostanze di vario tipo, tra cui crack, funghi allucinogeni, cannabis e alcolici. Colapietro, descritto negli atti come il fattorino di uno spacciatore, avrebbe effettuato più consegne nell'appartamento prima di fermarsi.

Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, secondo la versione dell'indagato, al risveglio sarebbe nata una lite: qualcuno gli avrebbe riferito che Colapietro gli aveva rubato del denaro e un braccialetto. Da qui la colluttazione, durante la quale il ventiseienne ammette di aver stretto il collo della vittima con il braccio. La procura contesta l'omicidio volontario, ritenendo significativo il fatto che uno strangolamento non provoca necessariamente un decesso immediato. La difesa, rappresentata dall'avvocato Wilmer Perga, sostiene la tesi dell'involontarietà.

Resta da chiarire chi abbia partecipato alla colluttazione: De Oliveira Morando ha dichiarato che anche la docente e la Butig avrebbero colpito Colapietro, circostanza negata dalla ventiduenne.

Le operazioni successive alla morte e il presunto ruolo della docente

Dopo aver constatato il decesso, secondo quanto ricostruito, i presenti avrebbero tentato di rianimare la vittima con un massaggio cardiaco per un periodo prolungato, senza successo. Il corpo sarebbe stato poi spostato nella vasca da bagno, sezionato e i resti sistemati in sacchi neri e secchi, alcuni dei quali ricoperti con cemento a presa rapida.

Nelle intercettazioni ambientali, De Oliveira Morando ha sostenuto che sarebbe stata la Formichetti a dirigere le operazioni successive all'omicidio, definendola la mente che puntava a tornare a una vita normale e riferendo che tra loro la chiamavano con un soprannome che alludeva a una figura demoniaca. La docente, per il momento, non ha fornito la propria versione dei fatti.

Il precedente del Collatino e le differenze nella dinamica

Il richiamo al caso Varani nasce da alcune somiglianze superficiali: anche allora più persone si trovavano chiuse in un appartamento, in un contesto di consumo massiccio di alcol e sostanze stupefacenti, e la situazione degenerò in violenza contro una terza persona. Luca Varani, ventitreenne, fu attirato con l'offerta di denaro in un appartamento al Collatino, a Roma, dove Marco Prato e Manuel Foffo avevano trascorso giorni consumando cocaina e alcolici. Secondo la ricostruzione della procura, i due avevano deciso di uccidere una persona a caso per vedere l'effetto che faceva.

Varani fu stordito con un farmaco versato in un cocktail, poi colpito con un martello e due coltelli per ore, fino alla morte per dissanguamento. Il suo corpo fu trovato il 5 marzo 2016. Manuel Foffo è stato condannato a trent'anni di carcere con rito abbreviato, sentenza confermata in Cassazione; Marco Prato si è tolto la vita nel carcere di Velletri nel 2017 prima della sentenza di primo grado. Nel caso di Torino, la ricostruzione finora emersa indica un contesto iniziale diverso: non una decisione presa a monte di uccidere, ma una lite degenerata improvvisamente.

È proprio questo scarto a segnare la distanza tra le due vicende, al di là delle apparenze.

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