Omicidio Colapietro, disposte le analisi sui cellulari dei tre indagati e della vittima
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Redazione Interno
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La Procura di Torino ha disposto gli accertamenti forensi sui telefoni cellulari sequestrati a Fabio Colapietro e alle tre persone arrestate per la sua morte. Gli esami dovranno ricostruire le ore che hanno preceduto il delitto, avvenuto in un appartamento di via Tommaso Gulli, nel capoluogo piemontese, dove il corpo della vittima è stato poi fatto a pezzi. L'inchiesta è coordinata dalla Procura, mentre i genitori del trentanovenne hanno nominato gli avvocati Riccardo Magarelli e Katia Albanese per costituirsi parte civile.
Il ritrovamento e gli arresti
Il cadavere di Fabio Colapietro, 39 anni, è stato trovato dalla polizia all'interno di sacchi neri e di secchi, in parte ricoperti da cemento a presa rapida, nel bagno dell'abitazione di via Gulli. Per l'omicidio è indagato Cristian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha ammesso di aver stretto al collo la vittima prima di sezionarla nella vasca da bagno. In carcere con lui ci sono Nicole Formichetti, l'insegnante di Lettere che viveva nell'appartamento, e Keith Simon Domingo Butig, 22 anni, conosciuta come Sara.
Le due donne rispondono di favoreggiamento e concorso in soppressione di cadavere.
Il festino e la lite
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tutto sarebbe iniziato il 20 settembre, quando nell'abitazione della professoressa è cominciato un festino proseguito per giorni, durante il quale sarebbero state consumate crack, MDPHP, Lsd, funghi allucinogeni, cannabis e alcol. A un certo punto sarebbe stato contattato uno spacciatore per rifornirsi: a effettuare le consegne era Fabio Colapietro, descritto negli atti come il fattorino di un pusher, che poi si sarebbe fermato nell'appartamento.
La situazione sarebbe degenerata nella notte tra il 21 e il 22 settembre, quando De Oliveira Morando, al risveglio, avrebbe accusato Colapietro di avergli sottratto un braccialetto d'oro e del denaro. Da qui una colluttazione sfociata nello strangolamento.
Le versioni contrastanti
Davanti al Gip, il 26enne ha confessato l'omicidio sostenendo che sarebbe avvenuto «involontariamente», durante una lite innescata dall'assunzione di droghe protratta per giorni. La difesa, rappresentata dall'avvocato Wilmer Perga, valuta la possibilità di chiedere una diversa qualificazione del fatto. De Oliveira Morando ha inoltre indicato in Nicole Formichetti la persona che, dopo la morte dell'uomo, avrebbe preso in mano la situazione per far sparire il cadavere, riferendo che veniva chiamata «Satana».
La docente, originaria di Rieti, davanti al giudice si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Keith Butig ha invece negato di avere partecipato all'uccisione e allo smembramento, sostenendo di essersi chiusa in un'altra stanza sotto l'effetto delle sostanze.
Gli acquisti e la confessione
Dopo il delitto, secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe continuato a procurarsi droga e ad acquistare materiale per occultare il corpo: sacchi, candeggina, guanti, un coltello, una mannaia e cemento a presa rapida. Il cadavere sarebbe stato sezionato e diviso in sedici contenitori, alcuni dei quali riempiti con cemento, mentre alcune parti sarebbero state trasportate in taxi e disperse lungo le rive della Dora.
A far interrompere quella sequenza sarebbe stata la decisione di De Oliveira Morando di contattare la madre: la sera del 25 settembre il giovane l'avrebbe raggiunta in piazza Rebaudengo in lacrime e agitato, prima di chiamare lui stesso la polizia.
L'autopsia e gli accertamenti
L'incarico per l'esame autoptico sui resti della vittima è stato affidato ai medici legali Roberto Testi e Greta Cena. L'autopsia dovrà chiarire la causa del decesso e il momento esatto della morte, anche se le condizioni del corpo, sezionato in più parti, rendono gli accertamenti particolarmente complessi.
In parallelo, le analisi sui dispositivi elettronici sequestrati a Colapietro e agli indagati serviranno a ricostruire i contatti e gli spostamenti nelle ore precedenti al delitto, mentre resta da chiarire il ruolo effettivo di ciascuno dei tre arrestati nelle fasi successive alla morte dell'uomo.
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