George Clooney a Venezia: «L’intelligenza artificiale danneggerà molti nel nostro settore»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’edizione numero 83 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è ufficialmente aperta oggi, mercoledì 2 settembre, e tra i protagonisti più attesi del Lido spicca senza dubbio il nome di George Clooney. L’attore e regista, che aveva già calcato il red carpet veneziano lo scorso anno in occasione della presentazione del film "Jay Kelly", è tornato sul palco per ricevere il Leone d’oro alla carriera, un riconoscimento che celebra un percorso professionale lungo oltre quattro decenni.

Durante la consueta conferenza stampa, Clooney si è presentato con il suo inconfondibile stile, tra camicia bianca e battute fulminanti, ma ha anche offerto spunti di riflessione piuttosto seri, soffermandosi in particolare sulle sfide poste dall’avvento dell’intelligenza artificiale e sul delicato momento politico che attraversano gli Stati Uniti.

Il monito sul deepfake e la verità nell’era digitale

Sollecitato dalle domande dei giornalisti presenti in sala, Clooney ha espresso senza mezzi termini le sue preoccupazioni riguardo all’impatto che le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale generativa, avranno sul mondo del cinema e dell’informazione. «Sarà sempre più difficile distinguere la verità da ciò che è falso», ha dichiarato l’attore, facendo esplicito riferimento al fenomeno dei deepfake e alla crescente capacità degli algoritmi di manipolare immagini e voci in modo iperrealistico.

Secondo Clooney, questa è una delle grandi questioni del nostro tempo, un banco di prova storico che coinvolgerà non solo gli addetti ai lavori ma l’intera società. «È difficile convincere le persone a non credere a tutto ciò che vedono – ha proseguito – e lo diventerà sempre di più, perché gli strumenti a disposizione per alterare la realtà sono ormai alla portata di tutti e migliorano di giorno in giorno.

Il settore cinematografico, in particolare, subirà un danno notevole: molti professionisti, dagli attori ai tecnici, fino agli sceneggiatori, rischiano di vedere compromesso il proprio lavoro o addirittura di essere rimpiazzati da algoritmi in grado di replicare volti e voci senza alcun costo umano».

Un avvertimento che arriva in un momento in cui il dibattito sull’uso dell’IA a Hollywood è già acceso, complice lo sciopero degli sceneggiatori dello scorso anno e le nuove clausole contrattuali inserite nei contratti collettivi per tutelare i lavoratori da queste nuove forme di sfruttamento digitale.

La "cachistocrazia" e il ritratto dell’America contemporanea

Ma l’attore originario del Kentucky non si è limitato a parlare di tecnologia e cinema. Nel corso dell’incontro con la stampa, Clooney ha allargato lo sguardo alla situazione politica statunitense, utilizzando un termine che ha catturato immediatamente l’attenzione della sala: "kakistocracy", ovvero il governo dei peggiori, dei meno qualificati. «Abbiamo attraversato altri momenti difficili nella storia – ha osservato – e questo è sicuramente uno di quelli. Esiste una parola fantastica, 'cachistocrazia', che indica esattamente un Paese governato dalle persone meno adatte a farlo.

Penso che forse in questo momento ci troviamo proprio in una condizione del genere, ma in qualche modo ce la facciamo, andiamo avanti». Pur senza mai citare direttamente nomi di politici o partiti, il riferimento alla situazione interna degli Stati Uniti era chiaro, anche se l’attore ha evitato di scendere in dettagli troppo specifici, preferendo mantenere un tono riflessivo piuttosto che apertamente polemico.

Clooney, che negli anni si è sempre distinto per il suo impegno civico e per le sue posizioni progressiste, ha voluto però lanciare un messaggio di resilienza, quasi a voler ricordare che, nonostante le difficoltà, il cinema e l’arte in generale hanno il dovere di continuare a raccontare storie e a fornire punti di riferimento in un panorama culturale sempre più frammentato.

Dal Leone d’oro alla carriera al futuro del mestiere di regista

Il Leone d’oro alla carriera che gli verrà consegnato nella serata di oggi rappresenta per Clooney non solo un premio, ma anche un’occasione per tracciare un bilancio di un’esistenza passata davanti e dietro la macchina da presa. L’attore ha rivelato con una certa ironia di aver «smesso di fare il regista», salvo poi chiarire che si tratta più di una pausa che di un addio definitivo, e che al momento è concentrato su progetti da interprete piuttosto che su nuove regie. «Il mestiere cambia continuamente – ha spiegato – e anche il mio rapporto con esso si trasforma.

Oggi sento il bisogno di dedicarmi alla recitazione in modo più leggero, senza il peso della regia che richiede anni di preparazione e un impegno totalizzante. Ma non escludo di tornare dietro la macchina da presa in futuro, se troverò la storia giusta da raccontare».

Le sue parole hanno comunque confermato un attaccamento profondo al cinema come mezzo di espressione e come veicolo di valori, nonostante le difficoltà oggettive che il settore sta affrontando a causa delle piattaforme streaming, della frammentazione del mercato e, appunto, dell’incognita rappresentata dall’intelligenza artificiale. Clooney ha anche ricordato l’importanza del giornalismo e della stampa come presidio di democrazia, un tema che gli sta particolarmente a cuore e che ha legato a doppio filo con la necessità di difendere la verità dai tentativi di manipolazione.

Un’edizione che si apre tra glamour e inquietudini

La 83esima Mostra del Cinema di Venezia, che proseguirà fino al 12 settembre, si preannuncia dunque come un’edizione ricca di spunti, capace di coniugare il glamour del red carpet con le inquietudini di un’epoca in rapida trasformazione. Le parole di George Clooney, pronunciate con la consueta affabilità ma anche con una lucidità che non lascia spazio a fraintendimenti, hanno offerto ai presenti una chiave di lettura per interpretare le sfide che attendono il mondo dell’audiovisivo nei prossimi anni.

Mentre il Lido si prepara ad accogliere decine di film in anteprima mondiale e a celebrare il meglio della produzione internazionale, il monito dell’attore americano resta impresso come un avvertimento: la tecnologia, se non governata con intelligenza e con il giusto rispetto per il lavoro umano, rischia di snaturare l’essenza stessa del cinema, riducendo l’arte a un mero prodotto algoritmico.

Per ora, però, a Venezia si continua a parlare di pellicole, di performance e di storie, con la speranza che la creatività umana possa sempre trovare un modo per emergere, anche in un mondo sempre più dominato dai bit e dai pixel.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.