Hantavirus sulla nave da crociera, la Spagna prende tempo: “Sbarco alle Canarie solo dopo analisi dati”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Spagna non prenderà «alcuna decisione» sull’attracco alle Isole Canarie della nave da crociera colpita da una epidemia di hantavirus – quella mv Hondius che da giorni staziona al largo di Capo Verde con un bilancio provvisorio di tre morti e diversi contagi – «fino a quando non saranno analizzati i dati epidemiologici». A dichiararlo, in una nota che ha di fatto corretto l’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità, è stato il ministero della Sanità spagnolo, specificando che nessuna ipotesi è al momento esclusa. L’Oms aveva infatti dato per certo l’approdo nell’arcipelago spagnolo, ma Madrid ha voluto precisare che si tratta solo di una delle opzioni sul tavolo. E così, mentre gli esperti cercano di fare luce su una possibile, rarissima trasmissione del virus da uomo a uomo – circostanza che farebbe precipitare la gravità della crisi sanitaria –, a bordo della nave l’isolamento prosegue in attesa che qualcuno apra un porto sicuro.

Il virus cambia volto: l’Oms non esclude il contagio tra passeggeri

La svolta epidemiologica, quella che ha reso improvvisamente più complessa la gestione dell’emergenza, arriva direttamente da Ginevra. Maria Van Kerkhove, direttrice dell’Oms per la preparazione e la prevenzione delle epidemie, ha aperto per la prima volta a uno scenario inquietante: l’hantavirus, trasmesso all’uomo abitualmente attraverso urine, feci o saliva di roditori infetti, potrebbe aver cominciato a circolare anche tra i passeggeri della mv Hondius. «Riteniamo che possa esserci una trasmissione da uomo a uomo tra i contatti più stretti» ha dichiarato la scienziata, precisando che l’ipotesi è al momento precauzionale ma basata sull’osservazione dei casi. Si tratterebbe, se confermata, di un’evenienza eccezionale: solo alcuni ceppi sudamericani, in particolare il virus Andes, hanno mostrato in passato una limitata capacità di passare da persona a persona, e sempre in situazioni di contatto prolungato. A bordo della nave, dove 149 passeggeri di 23 nazionalità diverse condividono spazi ristretti con i 59 membri dell’equipaggio, le condizioni per una simile dinamica sarebbero purtroppo ideali.

Sette casi, tre vittime e un volo da rintracciare

I numeri dell’epidemia, elaborati dall’Oms sulla base dei referti pervenuti dai Paesi coinvolti, parlano chiaro. Dall’1 aprile, data della partenza da Ushuaia (in Argentina) fino al 4 maggio, sono stati registrati complessivamente sette casi: due confermati in laboratorio e cinque ancora sospetti. Tra questi, tre sono purtroppo deceduti. Un paziente versa in condizioni critiche, ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica, mentre altre tre persone hanno manifestato sintomi più lievi. Ma c’è un altro elemento che tiene col fiato sospeso gli epidemiologi: una cittadina olandese di 69 anni, evacuata dall’isola di Sant’Elena su un volo diretto a Johannesburg, è deceduta il 26 aprile. L’infezione da hantavirus è stata confermata solo in seguito, e l’Oms ha quindi dovuto avviare una corsa contro il tempo per rintracciare tutti gli altri passeggeri che hanno condiviso il volo con la donna, un’operazione delicata che potrebbe allargare il perimetro del focolaio ben oltre la nave.

Le Canarie si muettono, la ministra propone l’evacuazione in loco

Mentre la mv Hondius resta ancorata nelle acque di Capo Verde, il braccio di ferro diplomatico tra Madrid e l’arcipelago si fa sempre più serrato. Il presidente del governo delle Canarie, Fernando Clavijo, ha ribadito con fermezza la posizione regionale: «La cosa ragionevole è che la nave sia assistita a Capo Verde, dove si trova già, se non c’è rischio per la vita delle persone». Alla base del ragionamento, che ha trovato ascolto anche presso il ministero della Sanità guidato da Monica Garcia, c’è una valutazione prettamente clinica. «I tecnici sanitari delle Canarie ritengono che i malati possano essere assistiti adeguatamente dove si trovano ora» ha spiegato Clavijo. La ministra Garcia, dal canto suo, ha proposto una soluzione che prova a contemperare le esigenze di sicurezza con quelle umanitarie: far evacuare direttamente a Capo Verde i casi sintomatici e i loro contatti ad alto rischio, evitando così che la nave prosegua verso l’arcipelago spagnolo. Se nei prossimi giorni, tuttavia, dovessero manifestarsi nuovi casi durante la navigazione, scatterebbe l’obbligo del soccorso in mare. E a quel punto, per le Canarie, non ci sarebbero più scuse.

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