Norovirus a Zola Predosa, il ristorante di sushi riapre dopo la revoca della chiusura da parte dell’Ausl
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Redazione Salute
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Il ristorante Kayama di Zola Predosa, nel Bolognese, ha ripreso la sua regolare attività a seguito della revoca del provvedimento di sospensione, un provvedimento che era stato notificato nelle scorse ore e che faceva seguito a un'ispezione disposta dopo il ricovero di una ventina di clienti. L’indagine, avviata dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl in seguito a un picco di accessi al pronto soccorso nel fine settimana del 1° marzo, aveva portato alla luce un focolaio di gastroenterite, con decine di persone che avevano accusato sintomi come nausea, vomito e febbre dopo aver consumato un pasto a base di sushi nel locale di via Risorgimento. I Carabinieri del Nas, allertati dalla situazione, avevano effettuato un sopralluogo congiunto con i tecnici della prevenzione, riscontrando inizialmente quelle che erano state definite “gravi carenze igienico-sanitarie e nella gestione dei prodotti”, circostanza che aveva determinato la chiusura immediata dell'esercizio commerciale in attesa di accertamenti più approfonditi.
Gli esiti delle analisi successive, condotte dall'Azienda sanitaria e integrate dai risultati delle coprocolture effettuate sui pazienti ricoverati, hanno tuttavia ridimensionato l'ipotesi iniziale di una intossicazione alimentare legata a tossine presenti nei cibi. La società Osaka Snc, titolare del Kayama, ha diffuso una nota in cui si precisa come l’autorità competente abbia confermato che l’episodio è da ricondurre a un’epidemia di norovirus, un virus altamente contagioso che si trasmette per via oro-fecale o attraverso il contatto con superfici contaminate, e non necessariamente tramite alimenti alterati. Il virus, che causa una gastroenterite acuta, può essere diffuso anche da soggetti asintomatici o tramite droplets, e la sua rapida propagazione, in contesti come una sala ristorante affollata, può avvenire in maniera estremamente veloce.
I sopralluoghi dell’Ausl e la sanificazione straordinaria del locale
A seguito dell’allarme scattato dopo le segnalazioni del Cau di Calderino, i medici di prevenzione avevano immediatamente disposto un’ispezione con prelievi e tamponi ambientali, prescrivendo al ristorante una sanificazione straordinaria e approfondita di tutti gli ambienti. La direttrice dell’Unità operativa complessa di Igiene Alimenti e Nutrizione dell’Ausl, Claudia Mazzetti, ha spiegato che sono state intervistate complessivamente 71 persone riconducibili al focolaio: di queste, sei sono risultate asintomatiche nonostante il contatto con il virus, mentre per la stragrande maggioranza dei casi sintomatici non è stato ritenuto necessario procedere con ulteriori accertamenti, data la chiara correlazione epidemiologica con i cinque casi accertati positivi al norovirus. L'ipotesi più accreditata, al momento, è che la diffusione possa essere avvenuta sia attraverso alimenti contaminati all'origine sia, cosa ancor più probabile, per il tramite di superfici toccate o di personale non adeguatamente formato sulle corrette manovre di igiene.
La revoca del provvedimento e le prescrizioni per il futuro
Il via libera alla riapertura, formalizzato con la revoca notificata martedì, è arrivato solamente dopo che i tecnici dell’Ausl hanno potuto constatare l’avvenuta sanificazione e, soprattutto, dopo aver effettuato una nuova serie di tamponi sulle superfici del locale – compresi tavoli da lavoro, maniglie e piani di cottura – i cui esiti hanno confermato l’assenza del patogeno. L’attività, quindi, non presenta più alcun rischio per la salute pubblica. Tuttavia, il Dipartimento di Sanità Pubblica non si è limitato a rimuovere i sigilli: sono state impartite prescrizioni vincolanti e dettagliate al personale, riguardanti le corrette modalità di manipolazione degli alimenti e, cosa fondamentale, la raccomandazione tassativa ad allontanare immediatamente dal posto di lavoro qualsiasi dipendente che dovesse manifestare anche solo i primi sintomi gastroenterici, al fine di evitare il ripetersi di un contagio a catena. La gestione della sicurezza alimentare, in questi casi, passa anche da protocolli rigorosi sul personale.
Il quadro clinico e le difficoltà di accertamento
La sintomatologia riportata dai clienti, finiti in osservazione al pronto soccorso, è stata piuttosto violenta, con quadri di disidratazione che in alcuni casi hanno richiesto l’idratazione per via endovenosa. Il fatto che molti dei pazienti riferissero di aver mangiato sushi nello stesso locale aveva immediatamente fatto pensare a una tossinfezione classica, magari legata alla cattiva conservazione del pesce crudo, un tema, quest’ultimo, che spesso finisce sotto la lente dei Nas quando si tratta di ristorazione etnica. La conferma del norovirus, invece, sposta l’attenzione sulle dinamiche di contagio interumano, che nulla hanno a che vedere con la qualità delle materie prime in sé, ma piuttosto con le procedure di sanificazione e con la presenza di personale potenzialmente infetto durante il servizio, un elemento che rende la prevenzione molto più complessa della semplice verifica della catena del freddo.




