Draghi a Zurigo: crescita e integrazione per la sovranità europea
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un ospedale che organizza le cure attraverso un algoritmo, un'impresa che utilizza il proprio sapere industriale, uno Stato che amministra servizi essenziali. Quando la dipendenza dalla tecnologia diventa strutturale, chi la controlla acquista un potere che travalica il mercato. È da questa angolazione che va letto l'intervento pronunciato da Mario Draghi il 1° ottobre a Zurigo, in occasione della decima Karl Brunner Distinguished Lecture organizzata dalla Banca nazionale svizzera.
Investimenti e produttività: il ritardo europeo
Draghi ha indicato nella crescita l'unica leva ancora nelle mani dei governi europei. I tassi di interesse a lungo termine dell'area euro sono saliti ai massimi degli ultimi quindici anni, mossi da dinamiche globali che sfuggono al controllo continentale, mentre la produttività europea cresce a un ritmo dimezzato rispetto a quella statunitense. Il divario tra costo del denaro e espansione del Pil rischia di rendere insostenibile il debito pubblico.
Secondo le stime citate dall'ex presidente della Bce, l'aumento dei tassi a breve atteso dalla fine dello scorso anno sottrarrà tra 1,1 e 1,3 punti percentuali di crescita tra il 2026 e il 2028. Per invertire la rotta, Draghi ha quantificato in circa mezzo punto percentuale annuo di crescita aggiuntiva, sostenuto fino al 2040 e accompagnato dal risparmio di parte delle entrate extra, l'obiettivo necessario per coprire circa un terzo del percorso verso una traiettoria sostenibile del debito.
Un piano da cento miliardi per l'intelligenza artificiale
Il capitolo più concreto riguarda la capacità di calcolo. L'Unione europea ospita meno del 5% della capacità mondiale destinata all'intelligenza artificiale. Portare questa quota al 15% entro il 2030, in linea con il peso dell'Ue nell'economia globale, richiederebbe circa 1.300 miliardi di euro di investimenti. La quota pubblica necessaria per ridurre il rischio dell'operazione, stimata in circa 100 miliardi, è per Draghi la candidata ideale a essere finanziata attraverso il bilancio europeo: una cifra che assorbirebbe solo il 5% circa del prossimo bilancio, attualmente in negoziazione.
L'adozione rapida dell'intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori nel prossimo decennio, mentre le riforme nazionali e del mercato unico potrebbero contribuire per circa un altro mezzo punto all'anno. «Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita», ha affermato Draghi, ricordando che gran parte del piano delineato nel rapporto sulla competitività è già contenuto nella roadmap congiunta dell'Ue.
Il monito fiscale e il ruolo della politica monetaria
Sul fronte dei conti pubblici, Draghi ha tracciato uno scenario severo. Se i governi finanziassero l'aumento della spesa senza misure di risanamento o riforme, il rapporto debito/Pil medio europeo raggiungerebbe il 130% entro il 2040, salendo al 155% se ponderato per le dimensioni delle economie. Un certo consolidamento nel medio termine è inevitabile, ma affidarsi esclusivamente a tagli alla spesa e aumenti delle imposte difficilmente produrrebbe i risultati necessari.
Quanto alla politica monetaria, «la prima priorità è tenere sotto controllo l'inflazione», ha spiegato Draghi, aggiungendo che la Bce deve evitare di indebolire la crescita «più del necessario». Il completamento del mercato unico e dell'unione dei mercati dei capitali aumenterebbe il rendimento sul capitale in Europa, che per le grandi aziende è inferiore di circa un quinto rispetto agli Stati Uniti.
L'esempio svizzero e la responsabilità dei legislatori
Nel suo intervento zurighese, Draghi ha invitato l'Unione europea a guardare al modello elvetico: una Confederazione dove, su alcuni settori, solo su larga scala si possono ottenere reali obiettivi di crescita. La ricetta non passa dai nazionalismi, ma da una maggiore integrazione. «Perché la costituzione monetaria duri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell'Unione», ha detto l'ex premier, secondo il quale crescita e indipendenza della banca centrale si rafforzano a vicenda.
Draghi ha anche difeso le misure anticrisi adottate durante la sua presidenza della Bce: senza di esse, ha affermato, ci sarebbero circa due milioni e mezzo di occupati in meno nell'area euro. La condizione indicata da Karl Brunner resta valida, ha concluso: una banca centrale può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono sotto controllo il proprio debito.
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