Draghi al Meeting di Rimini: la sfida della competitività europea in un mondo che cambia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Draghi, aprendo i lavori del Meeting di Rimini 2025 con un intervento dal titolo "Quale orizzonte per l'Europa?", ha dipinto le coordinate della futura politica economica del continente, basandosi sulle conclusioni del suo rapporto "Il futuro della competitività europea", redatto per incarico della Commissione Ue. L’ex presidente del Consiglio e già numero uno della Bce ha affrontato, senza indulgenza in facili ottimismi, le prove che attendono l’Unione, strette com’è tra i venti contrari di una deglobalizzazione in accelerazione e l’impatto dirompente delle nuove tecnologie, in uno scenario internazionale segnato da eventi geopolitici tanto imprevisti quanto imprevedibili.

Ad introdurre l’atteso panel, che ha registrato un’accoglienza particolarmente calorosa da parte del pubblico in sala, è stato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli. Nel suo intervento, Scholz ha posto l’accento sul carattere unico dello spazio europeo, descritto come "l’unico grande spazio al mondo" in cui trovano piena coesistenza il rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto, la democrazia e un’economia sociale di mercato corredata da un welfare universalistico; conquiste, ha sottolineato, maturate nel corso di secoli attraverso processi storici spesso sofferti e che rappresentano il fondamento del progetto comunitario.

Sullo sfondo dei lavori, che proseguiranno per tutta la settimana, è giunto anche il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha inviato una lettera per l’apertura della quarantaseiesima edizione della kermesse. Il Capo dello Stato ha richiamato l’importanza di non dare per scontato il patrimonio di valori e traguardi civili che le generazioni precedenti hanno costruito e trasmesso, esortando a non voltare le spalle alle giovani generazioni e indicando, come compito urgente, la necessità di avere "costruttori di comunità" e "costruttori di convivenza", artigiani pazienti di pace in un’epoca di transizione e di tensioni.

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