Draghi al Meeting di Rimini: l'Europa assente e la sveglia inascoltata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Draghi ha scelto ancora una volta il Meeting di Rimini per lanciare un monito severo e tutt'altro che velato sullo stato di salute dell'Unione Europea, riproponendo, in un contesto di riflessione, quelle stesse preoccupazioni già espresse mesi addietro nel suo rapporto sulla competitività. Il professore, senza bisogno di ulteriori qualifiche che ne attestino l'autorevolezza, ha dipinto un quadro impietoso di un continente che, purtroppo, sta uscendo sconfitto dalla maggior parte delle partite geoplitiche recenti. L'unico fronte che, seppur a fatica, sembra reggere è quello ucraino, la cui risoluzione rimane però drammaticamente vincolata alla volontà americana e, dunque, all'imprevedibilità di Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti.

Il cuore della sua analisi, che alcuni commentatori hanno definito persino "marziana" per la sua distanza dalla realtà politica degli ultimi decenni, certifica un'Europa senza peso, costretta a recitare un ruolo di potenza territoriale a «sovranità limitata» in un gioco globale che la vede sempre più emarginata. Le istituzioni di Bruxelles, come ha sottolineato Draghi, vengono sostanzialmente tenute ai margini, quando non addirittura escluse, dai negoziati cruciali che riguardano i principali conflitti che insanguinano la scena internazionale, un dato di fatto che ne misura la irrilevanza geopolitica.

Ciò che lascia perplessi, a un esame più attento del suo intervento integrale – l'unico modo per coglierne le sfumature al di là dei virgolettati parziali – è la percezione di un distacco dalla stessa storia di cui è stato protagonista. La ricetta proposta, sebbene ineccepibile nelle premesse che denunciano le fragilità continentali, appare a molti osservatori come proveniente da un osservatore esterno, piuttosto che da un attore che di quelle dinamiche è stato parte integrante. Il suo linguaggio, pur nella sua chiarezza, sembra scaturire da un contenitore lontano dalle contingenze che hanno plasmato l'attuale impasse.

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