Draghi al Meeting di Rimini: servono debito comune e un'Europa più forte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mario Draghi, intervenendo all'apertura del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, ha delineato con la consueta lucidità le sfide epocali che l'Unione europea si trova ad affrontare, lanciando un appello per un cambio di passo radicale. Secondo l’ex presidente del Consiglio e già numero uno della Bce, la risposta non può che passare attraverso l’istituzione di un debito comune, da destinare a finanziare “investimenti nelle priorità strategiche”, quali l’energia e la difesa, settori in cui la dimensione nazionale è ormai del tutto inadeguata. “Anni fa proprio qui – ha ricordato – ricordai come c'è debito buono e debito cattivo”, sottolineando come il primo, a differenza del secondo che grava sui posteri per spese correnti, serva a “finanziare investimenti” che generano “la crescita che servirà a ripagarlo”.
La sua analisi, però, si è spinta ben oltre la questione finanziaria, trasformandosi in un severo atto d'accusa contro l'inefficacia geopolitica dell'Ue. Pur riconoscendo che lo sforzo maggiore per sostenere l’Ucraina è stato compiuto proprio dall'Europa, Draghi ne ha evidenziato il ruolo “abbastanza marginale” nelle trattative di pace, per non parlare delle crisi di Gaza e Iran, dove l’Unione è stata semplicemente “spettatrice”. Una situazione di impotenza che si riflette, suo malgrado, anche nelle relazioni con gli alleati, come dimostrano i dazi “imposti dal nostro più antico alleato”, ossia gli Stati Uniti di Trump, cui “la Ue si è rassegnata”.
La critica, sebbene non esplicitamente indirizzata a nomi specifici, sembra avere come bersaglio la leadership di Bruxelles e in particolare la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, della quale ha ricordato la promessa, non ancora mantenuta, di un piano anti-dazi entro la fine dell'anno. La soluzione, per Draghi, emerge dal suo “Rapporto sulla Competitività” e risiede nell’utilizzare appieno la dimensione continentale, agendo lungo due direttrici principali: il completamento del mercato interno, limitando i dazi che ancora ostacolano la libera circolazione, e un deciso balzo in avanti in campo tecnologico.




