La via di Draghi alla shock economy: debito comune per l’Europa armata
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Redazione Interno
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Miliardi di euro destinati al riarmo dell’Europa, un piano ambizioso che prevede la creazione di un meccanismo di «debito europeo» e un «mercato unico dei capitali» per finanziare la difesa comune dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Non si tratta solo di fucili e missili, ma di un sistema che include droni, tecnologie digitali, spazio e cybersicurezza, elementi essenziali per garantire una sicurezza condivisa in un contesto geopolitico sempre più complesso.
La proposta, avanzata dalla Commissione Ue, punta a superare le divergenze tra i Paesi membri, spesso in competizione tra loro per accaparrarsi contratti e profitti legati alla produzione di armamenti. Draghi, intervenendo in Parlamento, ha sottolineato la necessità di un comando «di livello superiore» che coordini eserciti eterogenei per lingua, metodi e armamenti, oltre alla creazione di una base industriale comune. Un progetto che, se realizzato, potrebbe segnare una svolta storica per l’integrazione europea, ma che solleva non poche domande su chi ne trarrà vantaggio.
L’ex presidente della Bce, infatti, ha parlato di piattaforme finanziate dai privati per l’acquisto di navi, carri armati e aerei da guerra, senza però chiarire come verranno distribuiti i benefici economici tra i Paesi membri. Ciascuno di essi, infatti, punta a massimizzare i profitti delle proprie aziende, spesso a discapito degli altri. Un nodo cruciale che rischia di rallentare o addirittura compromettere l’intero progetto.
Draghi, nel suo intervento alla Sala Koch di Palazzo Madama, ha confessato di provare «un po’ di emozione» nel tornare in Parlamento dopo la fine del suo mandato da presidente del Consiglio. Un’emozione che non ha nascosto, accompagnata da sorrisi e strette di mano con i presenti. La sua presenza, richiesta da tempo, ha suscitato grande attenzione, non solo per il contenuto del suo discorso, ma anche per il peso politico che ancora rappresenta.
Le sue parole hanno trovato eco anche nel mondo accademico e industriale. Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e tra i principali promotori dell’Industria 4.0 in Italia, ha commentato l’intervento di Draghi sottolineando l’urgenza di una nuova politica industriale europea. Secondo Taisch, il multilateralismo è ormai superato, e l’Europa deve ripartire da industria, innovazione e competenze per affrontare le sfide del futuro.
Il rapporto presentato da Draghi sulla competitività dell’Unione Europea, illustrato il 18 marzo, ha acceso un dibattito che va oltre i confini nazionali, toccando temi cruciali come la transizione industriale e la necessità di adattarsi a un contesto economico e geopolitico in rapida evoluzione. Un dibattito che, però, non può prescindere dalla questione centrale: chi ci guadagnerà davvero da questa nuova Europa armata?




