Draghi e la crisi europea: debito comune e difesa unica per un’Europa in ritardo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Draghi, durante la sua audizione alla Camera dei deputati, ha tracciato un quadro netto e senza mezzi termini della situazione economica e strategica dell’Europa. Secondo l’ex Presidente del Consiglio, il Vecchio Continente si trova oggi a pagare il prezzo di scelte passate che hanno sacrificato la spesa pubblica, comprimendo la domanda interna e trascurando settori cruciali come le infrastrutture, la ricerca, l’innovazione tecnologica e la transizione climatica. Quel “abbiamo” usato da Draghi non è casuale: è un riferimento esplicito alle politiche adottate negli anni, anche durante il suo mandato alla guida della Banca Centrale Europea, quando la priorità era il contenimento del debito pubblico, spesso a discapito degli investimenti.

Oggi, però, il contesto è radicalmente cambiato. La crisi energetica, la competizione tecnologica con Stati Uniti e Cina, e le tensioni geopolitiche hanno reso evidente che l’Europa non può più permettersi di agire in modo frammentato. Draghi ha sottolineato la necessità di un debito comune europeo, strumento già utilizzato durante la pandemia con il Next Generation EU, ma questa volta finalizzato a finanziare non solo la ripresa economica, ma anche la difesa comune. La Commissione Europea prevede miliardi di euro per riarmare l’Europa, un concetto che va ben oltre i tradizionali armamenti, includendo droni, digitale, spazio e cybersicurezza.

Per rendere tutto questo possibile, servono due pilastri: un meccanismo di debito europeo e un mercato unico dei capitali. Ma non basta. Draghi ha evidenziato l’urgenza di creare un comando di livello superiore per coordinare eserciti eterogenei per lingua, metodi e armamenti, oltre a una base industriale comune che possa sostenere la produzione di tecnologie avanzate. Si tratta di un cambio di paradigma che richiede una visione unitaria, quasi federale, dell’Europa, simile a quella degli Stati Uniti.

Il problema, però, non è solo la difesa. L’Europa è in ritardo su più fronti: energia, innovazione, regolamentazione. Anni di austerità hanno lasciato il segno, riducendo la capacità di investire in settori strategici. La stagnazione economica, già evidente prima della pandemia, si è aggravata, e diversi settori mostrano segni di recessione. Draghi ha sottolineato che, senza un’azione coordinata e tempestiva, il rischio è quello di un declino strutturale, con conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e politiche.

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