Draghi a Coimbra: "Con i dazi Usa, l’Europa è a un punto di rottura. Serve debito comune"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mario Draghi non usa mezzi termini quando descrive la crisi nei rapporti transatlantici, definendola una "rottura unilaterale così grave" da rendere improbabile un ritorno alla normalità negli scambi commerciali tra Europa e Stati Uniti. Parlando al XVII summit Cotec Europa a Coimbra, l’ex presidente del Consiglio e già numero uno della Bce ha tracciato un quadro senza illusioni: la crescita economica dell’Ue, già fragile, non potrà più contare sul traino americano, mentre i dazi imposti da Washington aggravano una frattura che era in corso da anni.

"Se l’Europa vuole davvero emanciparsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti, deve generare ricchezza autonomamente", ha sottolineato Draghi, aggiungendo che le divisioni politiche interne e una ripresa anemica hanno finora impedito una risposta coordinata. La soluzione, secondo lui, passa per una scelta che Bruxelles ha sempre affrontato con timore: il debito comune. Strumento indispensabile, a suo avviso, per finanziare politiche industriali, difesa e innovazione, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale, senza cui l’Ue rischia di scivolare in una posizione marginale.

"Qualsiasi speranza che nuovi mercati possano sostituire gli Stati Uniti è illusoria", ha avvertito, smorzando ottimismi facili. Le sue parole riflettono una consapevolezza maturata negli ultimi anni: la frammentazione dell’ordine internazionale, accelerata da tensioni commerciali e rivalità tecnologiche, non è un incidente di percorso, ma una realtà strutturale. Senza un salto di qualità nell’integrazione fiscale, l’Europa rischia di restare inerme davanti a shock esterni.

Il summit, dal titolo emblematico "A call to action", ha confermato l’urgenza di decisioni che vanno oltre gli annunci. Draghi, pur evitando toni catastrofisti, ha messo in guardia contro la tentazione di aspettare che la tempesta passi: "I cambiamenti in corso sono profondi, e pretendere che tutto tornerà com’era è un azzardo". Il riferimento ai dazi è chiaro, ma il discorso abbraccia questioni più ampie: dalla necessità di investimenti condivisi alla difesa comune, fino alla sfida digitale.

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