Dazi, cosa sappiamo dell’accordo tra Stati Uniti e Cina dopo le trattative dell’ultimo mese
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Redazione Esteri
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Dopo settimane di negoziati serrati, Stati Uniti e Cina hanno trovato un’intesa che, almeno temporaneamente, frena l’aumento dei dazi reciproci, una misura che rischiava di inasprire ulteriormente la guerra commerciale avviata da Trump. Le clausole definitive dovranno ancora essere ratificate dai due capi di Stato, ma la direzione sembra tracciata. Questo accordo, seppur provvisorio, segna un disgelo nelle relazioni tra le due potenze, sebbene resti lontana una soluzione definitiva.
Gli interessi in gioco sono chiari: Washington dipende dalle terre rare cinesi, indispensabili per settori chiave come l’automotive, l’elettronica e le batterie, mentre Pechino ha bisogno di tecnologie avanzate, in particolare quelle legate alla produzione di semiconduttori per l’intelligenza artificiale. È plausibile che l’intesa si basi su uno scambio mirato: la Cina garantisce l’export di materiali critici, gli Stati Uniti autorizzano la fornitura di software e macchinari per i chip. Un equilibrio fragile, che però evita, per ora, ulteriori ritorsioni.
Nonostante Trump abbia definito l’accordo un successo, la realtà è più complessa. Le due potenze hanno impiegato settimane per tornare allo status quo precedente, senza però affrontare le questioni strutturali alla base del conflitto. Intanto, l’Unione europea rimane ai margini, incapace di influenzare le trattative. Bruxelles, che pure ha interessi economici rilevanti in entrambi i mercati, rischia di subire le conseguenze di un confronto del quale non è protagonista.




