Castelli e la metamorfosi della Lega: da Pontida al caso Vannacci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roberto Castelli, storico esponente e già ministro del partito, aveva preconizzato oltre un anno fa che Roberto Vannacci si sarebbe trasformato in «una presenza politica sempre più ingombrante». Un’affermazione, la sua, che oggi suona quasi profetica, sebbene formulata «suo malgrado», da chi ha abbandonato il Carroccio fondando il Partito Popolare del Nord, sostenendo che la formazione in cui aveva creduto non esista più, soppiantata da un soggetto «ormai nazionalista».

L’evento di Pontida, il raduno tradizionale della base, ha offerto la conferma più plateale di questa nuova fisionomia. L’europarlamentare in mimetica, lungi dal ricevere un’accoglienza gelida, è stato acclamato da una piazza gremita, in particolare dai giovani, che ne hanno sancito il ruolo di figura emergente e carismatica. Sotto il grande tendone, posizionato quest’anno per garantire l’effetto-pienone, l’atmosfera era infuocata.

Un sentimento di rottura, che trova un simbolo nei gadget più venduti: le t-shirt con il volto di Charlie Kirk e la scritta “freedom” hanno surclassato quelle con gli slogan ufficiali. È lì, in quella scelta spontanea, che si legge la rabbia di una base che si sente in «direzione ostinata e contraria» rispetto al cosiddetto «buonismo». Matteo Salvini, presente nonostante i problemi di salute e definito “il Capitano” dai suoi, ha cercato di gestire l’energia della piazza, negando tensioni interne e presentando un fronte unito.

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