Nepal, la montagna che non restituisce i suoi dispersi
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Redazione Interno
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Le operazioni di ricerca, concentrate sul versante dello Yalung Ri a circa cinquemila metri di quota, procedono senza sosta, sebbene le speranze di trovare in vita i dispersi si facciano, con il passare delle ore, sempre più flebili. “Stiamo cercando Markus, è ancora sepolto sotto la neve”, ha dichiarato Bhuwan Bharati, amministratore di Wilderness Outdoors, aggiungendo con un tono che tradisce la consapevolezza della difficoltà dell’impresa: “Abbiamo ancora cinque corpi da recuperare. Tra loro quelli di Markus, del suo amico Jakob e una nostra guida. Non siamo ancora riusciti a localizzarli”. La valanga, che si è abbattuta con violenza inaspettata sul campo base, ha infatti cancellato ogni riferimento visivo, rendendo il lavoro delle squadre di soccorso un’ardua sfida contro il tempo e gli elementi.
Le vittime della valanga
Tra i dispersi, i cui nomi gravano ormai come macigni sui resoconti di questa tragedia, ci sono l’italiano Markus Kirchler, trentenne di San Genesio in Alto Adige, il suo compagno di scalata Jakob Schreiber, di nazionalità tedesca, e lo sherpa Mere Karki. A San Genesio Atesino, dove il sindaco Paul Romen si è già confrontato con i soccorritori nelle prime ore della mattina, si vive un’atmosfera di lutto anticipato per quel ragazzo di ventinove anni – la Farnesina lo registra ancora come disperso – che, come molti temono, probabilmente non farà più ritorno a casa. Markus, un economista con la montagna nel cuore, rappresenta una di quelle storie in cui la passione per l’avventura si è scontrata con l’imprevedibilità della natura più selvaggia.
Un altro dramma sull'Himalaya
Sulle stesse montagne, un altro dramma ha visto purtroppo il suo epilogo con il ritrovamento del Corpo di Paolo Cocco, il fotografo abruzzese di 51 anni che era disperso assieme a Marco Di Marcello, un biologo 37enne originario di Teramo che vive in Canada. I due, facenti parte di un gruppo di alpinisti impegnati nella salita dello Yalung Ri, sono stati travolti dalle stesse insidie della montagna; per Di Marcello, l’unico dato che alimenta un barlume di speranza è costituito dagli aggiornamenti, seppur intermittenti, del radio satellitare in suo possesso, il cui segnale continua a essere captato nonostante il silenzio che avvolge la sua sorte.
Il sistema delle agenzie sotto accusa
Questi incidenti, che si susseguono con frequenza preoccupante, riportano alla luce le criticità di un sistema, quello delle spedizioni alpinistiche in Nepal, che mostra crepe profonde in materia di sicurezza. Agostino Da Polenza, figura storica dell’alpinismo italiano e del soccorso in alta quota, ha posto l’accento su una dinamica ormai nota, denunciando come la recente decisione del dipartimento del turismo del Nepal di aprire all’alpinismo altre vette, situate in zone remote dell’Himalaya, abbia scatenato un vero e proprio boom di agenzie turistiche specializzate. Se da un lato operano professionisti seri e preparati, dall’altro proliferano operatori “spregiudicati”, i quali, propugnando esperienze in alta quota a cifre ridotte, tagliano i costi proprio su quegli aspetti – le attrezzature, la logistica, la preparazione delle guide – che dovrebbero invece rappresentare una garanzia imprescindibile per chi affronta ambienti così estremi.




