I cinque dispersi in Nepal, irraggiungibili da dieci giorni: "Siamo tutti vivi, stiamo bene"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattinata del direttore dell’agenzia viaggi Focus Himalaya Travel di Milano, Daniele Tonani, è iniziata con l’assillo di due chiamate senza risposta, il cui silenzio amplificava un’ansia ormai decennale. «La prima cosa a cui ho pensato appena sveglio sono stati loro», ha dichiarato, riferendosi al gruppo di cinque escursionisti della provincia di Como di cui, da dieci giorni, non si avevano notizie dopo la loro partenza per un trekking sull’Himalaya. Quella preoccupazione, che si era fatta sempre più cupa col passare delle ore e dei tentativi andati a vuoto, si è però dissolta solo al terzo tentativo, quando finalmente una voce ha risposto dall’altra parte della linea, ristabilendo un contatto che sembrava ormai compromesso.

Il ritrovamento dopo i giorni di silenzio

La notizia del ritrovamento, che ha immediatamente sollevato un’ondata di sollievo dopo una settimana di apprensione, è stata ufficializzata dalla Farnesina. Il Consolato Generale a Calcutta, rischierato proprio in Nepal per seguire da vicino le operazioni, ha infatti ricevuto la conferma ufficiale che sia l’agenzia milanese che quella nepalese locale erano finalmente riuscite a comunicare con il gruppo. I cinque, che si trovavano in una zona remota del paese, hanno potuto così rassicurare tutti sulle loro condizioni, trasmettendo un messaggio tanto atteso quanto essenziale.

Le condizioni del gruppo e l'intenzione di proseguire

I connazionali, i quali hanno riferito di stare bene nonostante la prolungata interruzione delle comunicazioni, hanno inoltre manifestato l’intenzione di portare a termine il programma di trekking che si erano prefissati. Il loro rientro nella capitale Kathmandu, stando a quanto è stato possibile apprendere, è quindi previsto per una data specifica, l’8 novembre, segnando la conclusione di un’avventura che per un attimo aveva fatto temere il peggio. La loro vicenda, che ha tenuto col fiato sospeso quanti seguivano la situazione, si avvia dunque verso una conclusione positiva.

La macchina diplomatica e consolare

L’intera operazione, che ha visto un impegno costante delle autorità italiane coordinate dal ministero degli Esteri, ha dimostrato l’efficacia della collaborazione tra le diverse strutture. Il Consolato Generale, che aveva rafforzato la sua presenza in territorio nepalese proprio per gestire al meglio la delicata situazione, ha funto da perno tra le agenzie private sul campo e la sede diplomatica a Roma, garantendo un flusso di informazioni rapido e verificato. Questo ha permesso di fugare, in tempi relativamente brevi, le paure che naturalmente sorgono quando un gruppo di persone risulta irreperibile in un ambiente tanto impervio.

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