Omoda 9, il suv ibrido cinese che punta a sfidare l'Europa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La Milano Design Week 2025 ha segnato l’anteprima italiana dell’Omoda 9, il nuovo suv ibrido plug-in del costruttore cinese Chery, che mira a conquistare una fetta del mercato premium europeo. Con un design che strizza l’occhio alle linee occidentali e una tecnologia avanzata, il veicolo si propone come alternativa ai modelli di fascia alta, puntando su autonomia record e prestazioni competitive.
Un sistema ibrido che punta all’efficienza
Sotto il cofano, l’Omoda 9 monta un motore turbo a benzina da 1.5 litri affiancato da tre unità elettriche, una configurazione che gli permette di raggiungere un’autonomia combinata dichiarata di 1.300 chilometri. Un dato che, se confermato nei test reali, potrebbe rappresentare un punto di forza decisivo per un segmento sempre più orientato verso l’ibrido. Il coefficiente aerodinamico, pari a 0.308, contribuisce a ottimizzare i consumi, mentre la trazione integrale garantisce adattabilità a diverse condizioni di guida.
Design e tecnologia per competere con i big europei
Presentandosi come modello “flagship” del brand, l’Omoda 9 alza la posta rispetto alla più compatta Omoda 5, già disponibile in Italia. Le linee esterne, studiate per un pubblico europeo, sposano un’estetica pulita e dinamica, mentre l’abitabile – ricco di connettività e sistemi di assistenza alla guida – punta a soddisfare chi cerca comfort e innovazione. Con un prezzo attorno ai 50.000 euro, il suv si colloca in una fascia di mercato dove la concorrenza è agguerrita, ma dove pochi competitor possono vantare un’autonomia simile.
La strategia di Chery per entrare nel premium
Il lancio durante la Design Week non è casuale: Chery, che ha creato il marchio Omoda esclusivamente per l’Europa, punta a legare l’auto a un’immagine di raffinatezza e modernità. L’obiettivo è chiaro: convincere un pubblico tradizionalmente diffidente verso i costruttori cinesi, dimostrando che qualità e tecnologia non sono appannaggio solo dei brand storici. Se il progetto avrà successo, potrebbe aprire la strada a una nuova fase per l’automotive asiatico nel Vecchio Continente.




