Foreste italiane in crescita, ma il legno resta un'emergenza: si importa l'80% del consumato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il patrimonio forestale italiano non è mai stato così esteso: con oltre 11 milioni di ettari di superficie boschiva, pari a circa il 36,4% del territorio nazionale, l'Italia è ufficialmente diventata una nazione forestale, un primato che non si registrava dal Medioevo.

Se questo dato, emerso dal rapporto "Foreste in Comune" promosso da Pefc Italia con il supporto di UNCEM, Legambiente e Consorzio Caire, dipinge un quadro di rinascita ambientale senza precedenti, dall'altro lato della medaglia emerge un paradosso economico di non poco conto: la filiera del legno italiana, nonostante l'abbondanza di materia prima, continua a dipendere in modo critico dalle importazioni dall'estero.

Un bosco che cresce, un'industria che arranca

Secondo il Report annuale 2025-2026 della European Organisation of the Sawmill Industry (EOS), che rappresenta circa l'80% della produzione europea di legname segato, le foreste del continente coprono oggi oltre 232 milioni di ettari, pari al 35,4% della superficie terrestre, e negli ultimi 35 anni sono cresciute di oltre 23 milioni di ettari. Parallelamente, il patrimonio forestale europeo ha raggiunto 38,3 miliardi di metri cubi di stock legnoso, segnando un incremento di circa il 45% rispetto al 1990.

Un trend positivo che, a livello nazionale, si traduce in una superficie forestale che supera addirittura quella agricola utilizzata, un fenomeno che non accadeva dal Medioevo. Eppure, la disponibilità di materia prima per l'industria del legno si conferma una delle principali sfide per la competitività della filiera.

Nel 2024, l'Italia ha importato circa 1,47 milioni di metri cubi di materiale tondo, mentre il consumo nazionale di legname segato di conifera si è mantenuto intorno a 5,45 milioni di metri cubi, un'abissale distanza tra il potenziale offerto dai boschi e la loro effettiva utilizzazione.

Il paradosso del paese più verde

La fotografia scattata dal rapporto "Foreste in Comune" rivela una distribuzione del verde fortemente squilibrata: nei 3.596 comuni montani italiani, che rappresentano il 47,8% della superficie territoriale e ospitano solo il 13,5% della popolazione, si concentra infatti il 75,7% dell'intera superficie forestale nazionale. Circa la metà dei quasi 7.900 comuni italiani presenta invece una presenza forestale marginale o quasi assente, con un indice di boscosità inferiore al 20%.

A livello di primati, Marcetelli, in provincia di Rieti, è il Comune italiano con la più alta percentuale di foreste, con il 98,4% di superficie coperta da boschi, mentre Gubbio detiene il primato per estensione assoluta di superficie forestale con 26.804 ettari.

Questa concentrazione della risorsa in aree montane e interne, spesso soggette a spopolamento, rende ancora più complessa la sfida di una gestione attiva che possa trasformare il patrimonio forestale in una leva di sviluppo economico, al contrario di quanto avvenuto finora, dove l'abbandono dei terreni agricoli ha portato a una crescita spontanea dei boschi non sempre gestita in modo razionale.

Innovazione e gestione: la scommessa per il futuro

In questo contesto, la tecnologia e la pianificazione strategica giocano un ruolo sempre più centrale. Rete Clima, in occasione dei suoi 15 anni di attività, ha implementato Forest Hub, una piattaforma che si affianca a ESG Hub per misurare i risultati dei progetti di sostenibilità, monitorando dati satellitari e misurazioni in campo per valutare lo stato di salute delle foreste e i servizi ecosistemici generati.

Un approccio che cerca di superare la visione del bosco come semplice conseguenza dell'abbandono rurale, puntando invece a una gestione forestale sostenibile e alla certificazione, strumenti fondamentali per valorizzare il patrimonio nazionale. Come sottolineato da Angelo Luigi Marchetti, presidente di Federazione Filiera Legno, "la sfida non riguarda soltanto le foreste o le singole imprese, ma la capacità del Paese di costruire una politica industriale per valorizzare il nostro materiale lungo tutto il suo ciclo di vita".

Un appello che richiama la necessità di fare sistema, collegando la disponibilità di materia prima, l'innovazione industriale, l'edilizia in legno e la logistica in un unico ecosistema produttivo interconnesso, per ridurre una dipendenza dall'estero che rischia di vanificare la ricchezza rappresentata dai nostri boschi.

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