Trump, critiche a Starmer e l'elogio a Meloni: "Lei è un'ottima leader e un'amica, l'Italia c'è sempre"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel contesto dell'offensiva militare in Iran, operazione che il presidente americano Donald Trump definisce senza esitazioni come un successo senza precedenti – “stiamo vincendo a livelli mai visti prima, e rapidamente”, ha confidato in una recente intervista – il leader della Casa Bianca traccia una netta linea di demarcazione tra gli alleati europei. Da un lato, infatti, ci sarebbe un Regno Unito percepito come titubante e ormai superfluo sul campo di battaglia; dall'altro, un'Italia la cui prontezza nel rispondere alle sollecitazioni strategiche viene premiata con parole di incondizionato apprezzamento personale e politico. È in questo scenario di guerra dichiarata, con i pasdaran iraniani nel mirino e le fabbriche di droni “fatte saltare in aria proprio mentre parliamo” secondo le parole del tycoon, che si inserisce la telefonata concessa al Corriere della Sera.

Il trattamento riservato a Londra e la stoccata social a Keir Starmer

Mentre le operazioni militari congiunte con Israele procedono, secondo la narrazione della Casa Bianca, verso una rapida conclusione, lo scontento di Trump nei confronti del primo ministro britannico Keir Starmer emerge in tutta la sua durezza. La decisione di Londra di prendere in considerazione l'invio di due portaerei in Medio Oriente, per quanto possa sembrare un gesto di sostegno, è stata liquidata dal presidente con un commento al vetriolo pubblicato sulla sua piattaforma Truth. “Non ci servite più”, ha scritto in sostanza Trump, rimproverando all'alleato storico una mobilitazione tardiva, avvenuta quando la partita sarebbe ormai segnata e la vittoria già in cassaforte. Un messaggio, questo, che non solo umilia pubblicamente Starmer ma che rilancia una precisa visione dell'amministrazione repubblicana: gli aiuti, per essere graditi, devono essere immediati e incondizionati, altrimenti diventano un inutile orpello diplomatico. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla base di Diego Garcia e a quelle che Washington ha percepito come lungaggini burocratiche da parte di un governo che, a differenza di altri, avrebbe tentennato prima di mettere a disposizione le proprie risorse.

L'Italia nel mirino (positivo) di Trump: la missione navale per Cipro

Diametralmente opposto il tono riservato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al nostro Paese. Raggiunto telefonicamente dai cronisti italiani, Trump non ha lesinato complimenti, definendo Meloni “un'amica” e ripetendo più volte il concetto che lei “cerca sempre di aiutare”. Al centro di questo gradimento, c'è un fatto concreto e recente: la decisione dell'Italia di schierare propri assetti navali per la difesa di Cipro, isola europea che si è trovata nella linea del tiro dopo essere stata bersagliata da missili e droni in arrivo dall'Iran. Un gesto, quello italiano, che a Mar-a-Lago è stato interpretato come un segnale di affidabilità e di alleanza fattiva, in netto contrasto con le esitazioni di altri partner europei. “Amo l'Italia”, ha dichiarato senza mezzi termini il presidente, sottolineando come, a suo giudizio, Meloni sia “una grande leader”. Una considerazione che va oltre la semplice cortesia istituzionale e che sembra suggellare un'intesa personale e politica destinata a pesare nei futuri equilibri del Vecchio Continente.

L'apprezzamento per la premier e il ruolo nel conflitto

Le parole di Trump, rilasciate in un momento di massima tensione internazionale, fotografano quindi una gerarchia precisa tra gli alleati. Da una parte, chi come il Regno Unito viene accusato di essersi mosso in ritardo e di doversi ora accodare a un conflitto già virtualmente vinto; dall'altra, chi come l'Italia ha saputo interpretare tempestivamente le esigenze della coalizione. La scelta di inviare forze navali a protezione di Cipro, così come altri dispiegamenti in area Mediorientale, viene letta dal presidente americano non come un mero adempimento NATO, ma come la prova di una sintonia profonda. La premier Meloni, ha ribadito Trump, “è un'ottima leader” e la sua costante disponibilità rappresenta un valore aggiunto in una fase in cui gli Stati Uniti conducono quella che il presidente stesso descrive come un'operazione militari di portata storica contro il regime di Teheran. Un plauso che, tradotto in termini politici, suona come un riconoscimento ufficiale del ruolo centrale che l'Italia gioca in questo delicato scacchiere, ricevendo la benedizione della Casa Bianca in un momento in cui i rapporti transatlantici vengono ridefiniti dalle urgenze della guerra.

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