Little Steven e il mito di San Siro: "Abbatterlo? Un crimine"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Pur convalescente dopo un’appendicite che lo ha costretto a un intervento d’urgenza durante il tour spagnolo, Steven Van Zandt – storico chitarrista della E Street Band – non rinuncia alla sua iconica bandana, né alla schiettezza che lo contraddistingue. "Milano? Deciderò all’ultimo", confessa in un’intervista al Corriere della Sera, riferendosi alle due date milanesi di Bruce Springsteen, previste per oggi e giovedì allo stadio di San Siro. Ma quando il discorso cade sull’ipotesi di demolizione dell’impianto, la sua voce si fa netta: "È lo stadio migliore al mondo, un’idea criminale pensare di abbatterlo".
Quella di Springsteen e della sua band è una storia lunga quarant’anni, che a Milano ha uno dei suoi capitoli più celebri: il debutto al Meazza nel 1985, seguito da decine di concerti diventati leggenda. L’attesa per questo ritorno era altissima, soprattutto dopo l’annullamento delle date del 2023, causato dai problemi alle corde vocali del Boss. Ora, nonostante i dubbi sulla presenza di Little Steven – costretto a saltare alcune tappe europee –, lo show è confermato, con i cancelli che si apriranno nel pomeriggio per accogliere migliaia di fan.
Mentre San Siro si prepara a vibrare con i classici del rock americano, la città offre alternative per chi cerca altri generi. Al Forum di Assago va in scena Shiva, uno dei nomi più influenti del rap italiano, mentre al Castello Sforzesco Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè presentano Un passo alla volta, docufilm che racconta la loro amicizia e carriera. Al Teatro Strehler, invece, prosegue la rassegna La Milanesiana con lo spettacolo Anelante.




