Vaccini a San Siro, oltre mille persone allo stadio per il vax-day
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Redazione Salute
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In sei ore di attività ininterrotta, dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio, sono state somministrate più di millenovecento dosi di vaccino, un'affluenza che ha confermato l'interesse per un'iniziativa concepita per avvicinare i cittadini alle profilassi stagionali. L'evento, che si è tenuto in una delle sale eventi dell'impianto, è stato organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con Ats Città Metropolitana di Milano e tre aziende socio-sanitarie territoriali, ovvero le Asst Fatebenefratelli Sacco, Ospedale Metropolitano di Niguarda e Santi Paolo e Carlo. All'operazione, che ha visto un flusso costante di persone, ha preso parte anche l'assessore al Welfare Guido Bertolaso, il quale ha voluto sottoporsi personalmente alla vaccinazione antinfluenzale, dando simbolicamente il via a una campagna il cui obiettivo regionale è di immunizzare tre milioni di lombardi.
Lo scenario influenzale e l'appello degli esperti
Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all'Università degli studi e direttore scientifico dell'Osservatorio Virusrespiratori, ha fornito una prospettiva sulla prossima stagione, spiegando come, "se lo scenario appena visto in Australia si ripeterà anche in Italia, i casi di influenza potrebbero raggiungere numeri simili se non superiori a quelli dello scorso anno". Si stima, infatti, che la scorsa stagione abbia registrato circa sedici milioni di contagi, un dato che fa comprendere i rischi, specialmente per i soggetti più fragili. I primi virus, che inizieranno a circolare già a ottobre, troveranno il loro picco massimo, com'è consueto, tra novembre e dicembre, periodo in cui il calo ulteriore delle temperature favorirà la diffusione dei patogeni.
Un'esperienza che unisce prevenzione e memoria
Per molti, la scelta di recarsi al vax-day è stata dettata non solo dalla comodità del servizio ma anche dall'opportunità di visitare per un'ultima volta un luogo carico di storia. "Siccome non c’ero mai stato e lo butteranno giù, mi sono detto: ‘Andiamo a vederlo almeno una volta’", ha raccontato Oreste, 68 anni, in coda verso le undici di sabato mattina. La sala in cui si è svolta la vaccinazione, con le sue ampie vetrate che si affacciano sul campo da calcio, offriva una vista inconsueta ai partecipanti, i quali potevano osservare il manto erboso irrigato con meticolosa precisione mentre attendevano il proprio turno.
Storie tra il pubblico
Tra la folla si incontravano storie come quella di Veronica e Giovanni, rispettivamente di 52 e 77 anni, padre e figlia. Lei ha optato per il solo vaccino antinfluenzale, mentre lui ha deciso di proteggersi anche contro il Covid e la polmonite da pneumococco. Dopo l'iniezione, durante i canonici quindici minuti di attesa per monitorare eventuali reazioni, i due osservavano il campo verde, un'immagine che per Giovanni rievocava ricordi di quando era abbonato. "In famiglia siamo tutti dell’Inter", ha commentato Veronica, "adesso è da un po’ che non veniva allo stadio, ho pensato che potesse essere una bell’occasione". Un gesto di prevenzione che si è così trasformato in un momento di condivisione familiare e in un commiato simbolico da un tempio dello sport.




